Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Parrocchia Mater Dei
thumb

Nella foto: Pier Luigi Nervi: progetto di sistemazione della collina di Monte Mario, 1960.

Fu commissionato a Pier Luigi Nervi il progetto di "Trono della Madonna" e di sistemazione della collina di Monte Mario, da realizzare in occasione delle Olimpiadi del 1960 che si svolsero in grande parte sotto il colle di Monte Mario.

IL TRONO DELLA MADONNA DI MONTE MARIO

Sulle pendici di Monte Mario, a Roma, in occasione della Pasqua del 1953, a compimento di un voto fatto da un gruppo di “Amici di Don Orione”, durante gli anni della guerra, 1943-44; voto incoraggiato dal Santo Padre Pio XII, fu elevata la statua della Madonna, opera dello scultore ebreo Arrigo Minerbi.

La statua fu posta su di un piedistallo provvisorio: una torretta alta dieci metri, di cemento, circondata da pini romani.

Conosciamo la grave situazione di guerra che coinvolgeva Roma. La città era occupata dai Tedeschi. I Partigiani svolgevano azioni resistenza interna alla Città. Gli Alleati erano sbarcati ad Anzio e premevano per entrare in Roma. I bombardamenti e le distruzioni del quartiere San Lorenzo avevano impressionato tutti, pensando anche al patrimonio storico-monumentale. La gente era in una situazione di estrema precarietà e povertà e la guerra sembrava non avere fine. In queste circostanze, Papa Pio XII, aveva esortato a invocare la pace, a pregare e ad affidarsi alla protezione della Madonna.

Gli Amici di Don Orione, durante l'incontro del 12 marzo 1944, tenutosi nella chiesa di santa Caterina a Magnanapoli, raccolsero l'invito di Pio XII e fecero il voto alla Madonna chiedendo la liberazione che Roma fosse risparmiata da odi, morte e distruzione. L’allora Sostituto della Segreteria di Stato, mons. Montini, fu invitato al successivo raduno degli Amici di Don Orione del 12 aprile 1944; al termine della S. Messa, mons. Montini accolse con entusiasmo la proposta e rivolse un discorso dal titolo “Avere il coraggio del bene”. Congedandosi, egli chiese “Siete voi che lo desiderate o è il popolo romano che desidera un voto?”. Gli Amici di Don Orione si assunsero quindi  l’impegno di raccogliere le firme dei cittadini romani da inviare a Monsignor Montini. All’Istituto San Filippo Neri di Roma, arrivarono 1.100.000 firme. La formulazione del voto avvenne nel corso della festa della SS. Trinità in San Ignazio, dove era stata esposta la Madonna del Divino Amore.

Con insperata tempestività, il 4 giugno avvenne quanto invocato: senza disordini, distruzioni o morti, l’esercito tedesco lasciò Roma e contemporaneamente quello alleato vi entrò.

Dopo l’entrata degli Alleati, si tenne una nuova cerimonia, sempre nella chiesa di San Ignazio, durante la quale fu ripetuto il voto in presenza di Pio XII.

I ragazzi “mutilatini” e gli “orfani” di guerra, accolti nell’Istituto Don Orione a Monte Mario, appreso del voto, si offrirono per portare nelle case delle famiglie romane l’opuscolo che chiedeva rottami di rame per costruire la statua della Madonna. E furono sempre loro, a curarne la raccolta, la cernita e la spedizione. La statua fu progettata e costruita in rame sbalzato, su intelaiatura di ferro, con un rivestimento in sottili fogli d’oro. Lo scultore Arrigo Minerbi, ritenendo che il volto della Madre dovesse, in qualche modo, avere i lineamenti del Figlio, riprese dalla Sacra Sindone, le sembianze di Gesù con le quali modellò il volto della Madonna.

Il 4 aprile 1953, la Madonna di Arrigo Minerbi, fu eretta sul piedistallo nella sua solenne e materna posa, rivolta sulla città di Roma.

 

Il progetto di Pier Luigi Nervi per il "Trono della Madonna di Monte Mario".

In prossimità delle Olimpiadi, che si sarebbero tenute nel 1960 a Roma negli impianti del Foro Italico, sottostanti Monte Mario, l’Istituto Internazionale d’Arte Liturgica, si adoperò, con la collaborazione dell’architetto Pier Luigi Nervi, per una sistemazione del monumento e della pendice. Il progetto fu approvato dal Vicariato di Roma. Ma non fu mai realizzato. Perché? Come era concepita la sistemazione della collina di Monte Mario?

Prendiamo le mosse per ricostruire la vicenda del progetto da una lettera presente nell’Archivio Don Orione di Roma.

La lettera, firmata dal Consigliere Delegato dell’Istituto Internazionale di Arte Liturgica, G. S. Giacomini, e dal Prof. Ing. Pier Luigi Nervi, ed indirizzata al Procuratore Generale della Piccola Opera della Divina Provvidenza, Don Gaetano Piccinini, è datata “Roma, 25 maggio 1959”.  

L’Istituto Internazionale di Arte Liturgica, venuto a conoscenza nei suoi dettagli del programma che l’opera di Don Orione desidera attuare onde erigere un “Trono della Madonna di Monte Mario”, che rappresenti il simbolo della devota riconoscenza dei romani alla protezione che la Vergine Santissima offrì alla Città, culla del Cristianesimo, durante il travagliato periodo bellico, offre, quale suo modesto contributo a così alto e nobile programma, l’intero progetto di massima necessario  all’attuazione dell’auspicata iniziativa. A collaborare nella realizzazione di tale progetto, è invitato l’illustre Prof. Pier Luigi Nervi, il quale rinunzia, per la realizzazione del progetto di massima che costituisce base essenziale del progetto definitivo, a qualunque compenso.

Non comportando l’esecuzione di tale progetto di massima alcun impegno di attuazione, quando dovesse realizzarsi l’opera prevista, l’incarico di esecuzione del progetto definitivo e relativa decorazione interna resterà affidato a questo Istituto.

La progettazione dell’intero complesso denominato “Trono della Madonna di Monte Mario”, prevede la sistemazione esterna di ciò che dovrà considerarsi basamento dell’attuale statua, opera dello scultore Minerbi, e relative sue adiacenze esterne oltre alla progettazione di un edificio, destinato al culto, capace di ospitare dalle mille alle millecinquecento persone.

Ci è gradito infine partecipare che, sulla base degli accordi presi, questo Istituto ha già iniziato l’accennata opera di progettazione di massima, che, come sopra detto, viene offerta senza che ne derivi onere alcuno da parte di Codesta Opera. Restiamo in attesa di un vostro cortese cenno di approvazione a tutto quanto da noi esposto.

Si tratta del primo documento riguardante il “Trono della Madonna di Monte Mario” e dà subito l’idea della grandezza del progetto. Non ci sono note quali persone, circostanze ed iniziative abbiano determinato la formulazione del progetto descritto in questo documento del 1959.

Dalla cordialità delle parole di una lettera del Consigliere Delegato dell’Istituto Internazionale di Arte Liturgica, G. S. Giacomini, si desume che questi dovesse avere familiarità con i ragazzi ospiti nell’Istituto Don Orione di Monte Mario e che conoscesse molto bene l’area di Monte Mario interessata al progetto. I Giacomini scrive:

“Cari ragazzi, nel ringraziarvi di quanto avete scritto debbo dirvi che i compiti che i vostri superiori hanno voluto affidare all’Istituto, che ho il piacere di dirigere, sono quanto mai ardui ma altrettanto entusiasmanti per il fine che essi vogliono raggiungere: elevare il Trono alla Madonna di Monte Mario costituisce lo scopo più ambito della nostra attività.

….così come noi lavoreranno studiando progetti, piani e soluzioni artistiche, così voi lavorerete, più e meglio di noi, a mezzo della preghiera che, costantemente, dovete rivolgere alla “Vostra Madonna” perché ci protegga e ci aiuti. Ognuno nella vita ha dei compiti da assolvere nell’ambito e in funzione della Società in cui viviamo. Il vostro di oggi è quello di pregare fervidamente per la migliore riuscita dell’opera e per i vostri superiori, che con tanta passione e tanto sacrificio, si dedicano a fare di voi degli uomini capaci di affrontare la vita portando nell’animo l’esempio luminoso di Don Orione”.

Le parole che accompagnano questa lettera, sono un prezioso riferimento di quanto il progetto “Trono della Madonna” fosse considerato di prossima realizzazione. Ma non tutto doveva essere chiaro, soprattutto, l’aspetto economico se, come possiamo leggere da un promemoria senza data, Don Gaetano Piccinini, protagonista orionino dell’impresa, egli fa presenti le difficoltà.

“Forse l’amico S. Ecc. l’Ambasciatore Bartolomeo Migone, -Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede - preso dall’entusiasmo che ci accomuna per un fine tanto nobile, non ha illustrato con la crudezza indispensabile la premessa che è, ahimè, compagna immancabile a una istituzione dedicata ai più poveri fra i poveri e cioè che la Piccola Opera della Divina Provvidenza “Don Orione” non ha possibilità di finanziare i lavori che sarebbero necessari per la sistemazione della statua. A questo riguardo, penso che proprio lei potrebbe essere fattivo collaboratore per la raccolta dei fondi, mediante un Comitato che fronteggi l’onere finanziario che l’opera ideata da così insigne maestro comporta. Solo sulla base dell’esito dell’azione del Comitato per la raccolta dei fondi, si potrà parlare di progetti definitivi, o quanto meno dettagliati da approvarsi dall’Opera di Don Orione e decidere sulla loro attuazione. (In questa fase bisognerebbe tener presente l’opportunità di consultare anche lo scultore Minerbi, autore della Statua).

La consapevolezza della necessità di finanziamenti da parte di benefattori, portò Don Gaetano Piccinini a presentare il progetto del Trono della Madonna, a personalità istituzionali che potessero intervenire in sostegno dei lavori.

In seguito ad un incontro intercorso durante un ricevimento all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede,  Giulio Andreotti, allora Ministro della Difesa, ricevette da Don Piccinini una lettera esplicativa del progetto, datata “Palermo, 13 febbraio 1960”.

“E proprio ieri giorno dell’Immacolata di Lourdes avevo avuto poco prima l’annunzio che la Sopraintendenza all’Arte e il Comune, han dato il via per il doveroso Mariano abbellimento di quella zona di Monte Mario che domina il Foro Italico… Ed ora bisognerà trovare le vie di finanziamento…”.

La risposta del Ministro Andreotti non si fa attendere.

Roma, 20 febbraio 1960. (…) Apprendo con piacere le intervenute decisioni circa la sistemazione della zona “mariana” di Monte Mario e nel rallegrarmene esprimo l’augurio che si possa presto passare all’attuazione. Sarò lieto di offrire a titolo personale un contributo commisurato alle mie disponibilità, modeste purtroppo, e non ai propositi, che vorrebbero ben altro…”. 

Intanto il Prof. Pier Luigi Nervi lavora al progetto, e predispone un plastico che sarà ammirato anche dal  Presidente della Commissione Pontificia, Monsignor Fallani.

Il plastico come informa Don Piccinini ad un amico “(…) è presso l’Istituto Internazionale di Arti Liturgiche di via Buozzi 77. Non è improbabile che venga Mrs. Kennedy (essa fu alla posa della prima pietra di quanto va nascendo a Boston) a vederlo”. 

            Da un altro promemoria, senza data, di Don Gaetano Piccinini, possiamo seguire l’evoluzione del progetto che giunge alla sua definizione completa.

”Certo è una grazia della Madonna se in prossimità delle Olimpiadi si è mosso con l’Istituto Internazionale di Arte Liturgica, tramite sua Eccellenza Bartolomeo Migone, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, il professor Pier Luigi Nervi, benevolmente offrendo la progettazione. Egli che è pure l’architetto del CONI, molto interessato a una migliore sistemazione di tutto l’assieme e che pure ha promesso aiuto, avrebbe, come da allegata fotografia, progettato:

  • una via pedonale, che dalla zona dello Stadio dei centomila, salga con sviluppo di Stazioni di Via Crucis, fino alla Panoramica-Belvedere, che passando a mezza costa e partendo e rientrando in via della Camilluccia, costituirà come una balconata su Roma Monte Mario.
  • Dalla strada Panoramica alla Madonna un sacello sotterraneo di circa mille posti (non si può fare nulla di visibile per il blocco panoramico) attraverso la cui abside chi arrivi alla balaustra riuscirà a vedere per intero la Statua della Madonna.

Un rivestimento arboreo di tutto l’attuale complesso del monumento mariano, sicché la Statua si aderga dalle piante come da un piedistallo di verde”.

L’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede Bartolomeo Migone viene costantemente e dettagliatamente aggiornato da Don Piccinini. Ecco una sua lettera del 20 aprile del 1960.

“Circa la via Crucis non potevo non sentire lo scultore Arrigo Minerbi impossibilitato a darci una mano perché in convalescenza a Padova. Egli pur lasciandoci liberissimi sarebbe d’avviso che se ne faccia una per ora, ma la più bella possibile, pur disponendo lungo il pedonale tutte le piazzuole per le altre e circondandole già di tutte quelle piante che debbono esserne di ornamento e coronamento. Ho chiesto che facesse qualche nome, ma delicatissimo, non ha voluto farne.

Ed allora mi pare che sarebbe conveniente scegliere il meglio possibile per quest’una sola. Le altre? Nessuna fretta. Anche perché non solo Minerbi ma più d’uno, mi han detto che anche a trovare lo scultore prodigio, una Via Crucis statuaria è tale un impegno che dopo cinque o sei stazioni si finisce col non essere più originali. Si osservava che se le fa uno solo c’è unità di linea. E’appunto questa unità di linea da temere. Potrebbe infatti diventare uniformità. E poi non ci saranno alcuni minuti di cammino fra una stazione e l’altra?

Qualcuno mi ha anche fatto osservare che una Via Crucis su quella costa di Monte Mario costituirebbe un’allettiva per il più vasto mondo dell’arte. Per chi in seguito vincesse il concorso di una stazione sarebbe quasi come un venire “laureato” per la migliore arte religiosa.” 

Pochi mesi prima delle Olimpiadi,il primo maggio 1960, Don Piccinini si rivolge all’avv. Giulio Onesti: “Perché non mi fa realizzare subito il magnifico pedonale che dallo stadio, fra ulivi e conifere, salirà fin sulla cima? Sarà come un nastro aureo, tutto incastonato nel verde. Lo vedrà solo chi vi si accingerà per salire in cima. Me lo ha progettato mirabilmente l’Istituto Internazionale di Arte Liturgica con le indicazioni ispirate da Pier Luigi Nervi”.

Le Olimpiadi si avvicinano e Don Gaetano Piccinini invia al S. Padre Giovanni XXIII una lettera invocando dal profondo dell’animo di benedire “questi nostri poveri aneliti!”. La riportiamo per intero.

“Beatissimo Padre, è proprio la mano della Madonna che negli anni 1943-44 portò i figli di Don Orione, incoraggiati ed aiutati dalla carità di Pio XII, di venerata memoria, ad occuparsi della più perduta orfanezza, in via della Camilluccia, M. Mario.

Ivi, a compimento di un voto incoraggiato dal Santo Padre, tramite l’allora Mons. Montini, fu posta la statua della Madonna, realizzata con vecchi pezzi di rame raccolti in Roma, Lazio e attorno, dallo scultore Israelita Arrigo Minerbi, il quale fu nel 1943-44 dal successore di Don Orione, Servo di Dio Don Carlo Sterpi, salvato in queste nostre Case di Roma. Di tal devoto lavoro, di cui una replica è giunta su di un colle d’America, il Minerbi ne ha avuto il premio, poiché si è spento lo scorso 9 maggio, baciando un crocifisso che appartenne a Don Orione, mentre già tre anni prima aveva ricevuto il Battesimo, a conclusione della Missione predicatasi a Milano col tema: Dio è Padre. La statua fu posta su di un provvisorio piedistallo, che era una torretta per rifornimento idrico.

Ora, in vista delle Olimpiadi, s’è mosso l’Architetto del CONI Prof.Pier Luigi nervi a darci valida mano, tramite l’Istituto Internazionale d’Arte Liturgica, per una decorosa graduale sistemazione e del monumento e di quella pendice, che domina tutto il Foro Italico, ove si svolgeranno le Olimpiadi. La sua progettazione (approvata con entusiasmo dal Ven.Vicariato di Roma, dall’On.Sindaco, dall’apposita Commissione Urbanistica e dalla Sopraintendenza delle Belle Arti e Monumenti) il Prof.Pier Luigi Nervi l’ha trasfusa in un pregevole plastico che vorremmo, non osando sperare in un sopraluogo del Vicario di Cristo su a Monte Mario, avere la gioia di sottoporre alla visione e alla benedizione della Santità Vostra. Ma già in cuor Suo voglia, Padre Santo, lo invochiamo dal profondo dell’animo, benedire a questi nostri poveri aneliti!”

Probabilmente, Don Piccinini sperava che una parola di compiacimento del Santo Padre avrebbe contribuito a superare indugi e difficoltà che la realizzazione del progetto stava affrontando.

Passato il 1960, anno delle Olimpiadi a cui era legata la realizzazione della sistemazione della collina di Monte Mario sovrastante l’area teatro dei Giochi, il Foro Italico, lo Stadio dei Marmi, lo Stadio Olimpico, cala l’entusiasmo delle autorità civili e crescono invece le difficoltà per la realizzazione dell’opera.

Il nuovo Sindaco di Roma, Glauco La Porta, succede all’amministrazione Cioccetti. Don Gaetano Piccinini non disarma e torna alla carica dirigendosi al nuovo Sindaco con una lettera del 15 agosto 1962.

“Mi urge sottolineare oggi che ai piedi della Madonna votiva a Monte Mario, Pier Luigi Nervi ha progettato (ma tutto sottoterra nella Roma delle Catacombe) un sacello che sarà nuova genuina aggiunta all’Urbe. Era quasi tutto pronto con l’amministrazione Cioccetti. Ma la crisi e il resto fermò tutto. Si vede che la Madonna riserba all’on. le Sindaco Della Porta questa gloria. Tutto è nelle mani del competente ufficio comunale. Ma oggi mi permetto di porre tutto nelle sue mani devote…”.

Cambiato il Sindaco della Città, vengono rinnovate anche le Commissioni e mutano i loro pareri. Sono presentate nuove varianti al progetto iniziale. Esse mortificano il piano e non riscuotono il gradimento di Don Piccinini, come veniamo a sapere da una sua lettera a un non precisato Ingegnere del 28 aprile 1962.

“Dall’attuazione del piano con le ultime modifiche, tutto sarebbe stato migliorato nella montagna, con una Catacomba, vero gioiello d’arte, e con ogni abbellimento arboreo di fuori.Ora sento che la commissione sta per proporre altra variante: scavare cioè la cripta nel pianoro dietro la torretta. Ma scusino i signori commissari, sacrificheremo così in un Monte Mario piante alte già da 12 a 15 metri, lasciando allo scoperto la cosiddetta “manica lunga” la quale accoglie i laboratori ove quei figlioli acquistano dignità di lavoratori?”

            Don Piccinini, non è il solo a tenere viva la speranza nella riuscita dell’opera. Nel febbraio del 1963, interviene anche Giorgio La Pira, sindaco di Firenze a caldeggiare la realizzazione. Gli risponde il Sindaco di Roma, Glauco della Porta:

“(…) il progetto di sistemazione del sito ove sorge la statua della Madonna eretta a Monte Mario(...) è un progetto più volte esaminato e respinto dalle competenti Commissioni Edilizia ed Urbanistica, che si presenta di difficilissima attuazione perché la costruzione ricade in zona sottoposta a numerosissimi vincoli, assolutamente inderogabili. Attualmente, il progetto è all’ordine del giorno della Commissione Urbanistica, che, rinnovata nella sua composizione in questi giorni, lo esaminerà appena lo consentirà l’andamento dei lavori”.

Oltre ad avvicendarsi le amministrazioni nel Comune di Roma, anche nella vita della Congregazione avvengono cambiamenti. Don Gaetano Piccinini, nell’anno … viene nominato superiore della Piccola Opera della Divina Provvidenza negli Stati Uniti. Si trasferisce a Boston. Pur sostenendo l’evolversi del progetto non può più darvi l’impulso che già si era scontrato con tante difficoltà.

Quando, nel 1969, ancora chiede informazioni ai superiori di Roma circa il progetto del “Trono della Madonna di Monte Mario”, riceve la risposta del Segretario generale della Congregazione, Don Antonio Lanza, gli comunica il 18 settembre 1969: “(…) il Consiglio Generale ritiene che il voto per l’incolumità di Roma sia già stato adempiuto con l’erezione del Monumento della Madonna a Monte Mario e con l’avvio delle opere di bene a favore degli orfani e degli offesi dalla guerra sorte nella medesima località”.

 

* I documenti cui si fa riferimento nell'artricolo sono nell'Archivio Don Orione di Via Etruria 6, Roma.

 

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento