Questo sito utilizza cookie per le proprie funzionalità e per mostrare servizi in linea con le tue preferenze. Continuando a navigare si considera accettato il loro utilizzo. Per non vedere più questo messaggio clicca sulla X.
Parrocchia Mater Dei
thumb

I magi Gaspare, Melchiorre, Baldassarre. Ma con loro doveva essercene un quarto, Artabano.

FESTA DELL'EPIFANIA, MANIFESTAZIONE DI GESU'
Festa con sorpresa per piccoli e grandi alla Messa delle 10.30 dell'Epifania 2020.
Don Flavio ha spiegato che Epifania significa "manifestazione", che i Magi erano dei "saggi e ricchi signori" che hanno portato oro, incenso e mirra, che la "stella" indicava la nascita di un "re" e che i Magi, conoscendo le profezie, sapevano che quel re avrebbe dovuto nascere in Israele e si misero in viaggio...
A questo punto dell'omelia, si è aperta la porta in fondo alla chiesa e sono entrati tre Magi che, con passo solenne, sono andati davanti a Gesù, lo hanno adorato in ginocchio ed hanno lasciato i loro doni.
Don Flavio ha chiesto loro chi fossero.
"Sono Gaspare e vengo da Babilonia", ha detto il primo.
"Sono Melchiorre e vengo dall'Africa", ha detto il secondo.
"Sono Mauro", ha detto il terzo, vestito con giacca e cravatta, "e vengo dalla Parrocchia Mater Dei, mi conoscete, rappresento tutti voi".

A questo punto, Don Flavio ha aggiunto: "Sono venuto a sapere che i Magi che hanno portato i doni dovevano essere quattro. Ma uno, Artabano, che abitava ad Ectabana, una città della Persia, ha avuto un'avventura che gli ha impedito di arrivare a Betlemme con gli altri tre. Ve la racconto".

 

Artabano era un giovane sapiente della categoria dei Magi. Anche lui, come i magi, studiava le antiche profezie e scrutava le stelle in attesa che apparisse nel cielo un segno che indicasse il luogo e il tempo in cui sarebbe nato il Re Messia.

Dopo aver decifrato le antiche tavole, attendeva che la stella cometa cominciasse a brillare nel cielo per raggiungere i suoi amici, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre a Babilonia e partire alla volta di Gerusalemme per adorare il Messia, il Re del re. Artabano commerciava pietre preziose e decise di portare in dono le tre più grandi e più belle: uno zaffiro blu come i cielo, un rubino rosso come il raggio al tramonto, e una perla bianca come la cima della montagna innevata.

Una sera, il giovane Artabano era salito sulla terrazza del suo palazzo a contemplare la volta del firmamento, quando ecco, alta nel cielo, brillò la stella cometa della promessa.

All’indomani in groppa al cammello più agile e resistente della sua scuderia si diresse rapidamente incontro ai tre amici che l’attendevano a Babilonia.

Era vicino alla città quando vide un vecchio sanguinante sul ciglio della strada. Era stato aggredito dai malviventi. Artabano sapeva che fermandosi non sarebbe arrivato in tempo all’appuntamento ma, mosso da pietà verso quel poveretto,scese in fretta dal cammello e gli prestò i primi soccorsi al malcapitato donando ad un albergatore lo zaffiro, perché fosse curato.

Arrivò finalmente a Babilonia, ma i suoi tre amici erano già partiti. L’avevano atteso a lungo, ma poi si erano messi in viaggio.
Artabano in groppa al suo cammello si mise a seguirli.

Fermatosi in un’oasi per abbeverare il suo cammello, udì le grida di aiuto di una giovane donna. Era stata catturata dai mercanti di schiavi che la conducevano legata per venderla al mercato. Artabano vide la scena e dopo un momento di esitazione mise mano alla borsa e comprò la libertà della giovane con il rubino.

Intanto Gaspare, Melchiorre e Baldassarre erano arrivati alla grotta dove si erano rifugiati Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù. Avevano adorato Gesù e, pieni di gioia, avevano consegnato i doni: oro, incenso e profumo di mirra.

Quando finalmente giunse a Betlemme anche Artabano, si trovò davanti a uno spettacolo terribile. Betlemme era in fiamme, si udivano alte grida di dolore. Gli venne incontro una madre che fuggiva con il suo bambino in braccio, inseguita da due soldati. Artabano non esitò; trasse la perla preziosa e la diede ai soldati in cambio della vita del bambino.

Stanco e triste per essere arrivato a Betlemme in ritardo, se ne stava per ritornare nella sua terra, quand’ecco la stella brillò ancora una volta e guidò il giovane Artabano fuori Betlemme, verso una stalla. Aprì lentamente la porticina e vide un uomo che in fretta bardava un asinello e una donna che stringeva al petto un piccolo bambino cantandogli una nenia.

Artabano cadde in ginocchio a terra: aveva riconosciuto in quel bambino il Re-Messia.  Una gioia immensa l'invase, ma raggiunse il culmine quando vide Maria sorridere e il Bambino tendergli le mani. Lui tese le mani... erano vuote. Maria allora gli pose Gesù tra le braccia e andò ad aiutare Giuseppe a preparare i bagagli.

Artabano, proprio perché aveva le mani vuote per aver dato tutto a chi era nel bisogno poté tenere in braccio Gesù.
E il calore di quell’abbraccio illuminò per sempre la sua vita.

 

Lascia un commento
Code Image - Please contact webmaster if you have problems seeing this image code  Refresh Ricarica immagine

Salva il commento