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Parrocchia Mater Dei
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L'aborto farmacologico esteso fino a nove settimane e senza assistenza in strutture ospedaliere. Con l'aborto fatto in casa ritorna l'aborto clandestino e senza assistenza della donna, proprio quello che si voleva combattere con la legge 194.

RU486: PER CONOSCERE E COMPRENDERE

L’aborto farmacologico potrà essere eseguito fino alla nona settimana di gestazione e non in strutture sanitarie.

 

Flavio Peloso

Preferirei non parlarne. Ma è troppo grave. Già l'aborto è un delitto contro un altro essere, soggetto di identità e di diritti, ed ora viene reso ancor più facile e quasi banale.

Dopo avere ottenuto il parere positivo del Consiglio Superiore di Sanità (4 agosto 2020), il Ministero della Salute, con una semplice Circolare di due pagine del 13 agosto 2020, ha “aggiornato” le disposizioni riguardanti l'aborto farmacologico. Due i principali mutamenti: 1) viene annullato l'obbligo di ricovero in struttura sanitaria dall'assunzione della pillola Ru486 fino alla fine del percorso assistenziale, cioè fino ad aborto avvenuto; 2) l’intervento abortivo mediante il farmaco può essere eseguito fino alla nona settimana di gravidanza (prima era fino alla settima).

Non è un contraccettivo ma un abortivo – ricorda la prof.sa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di ginecologia e sessuologia medica del San Raffaele di Milano – questo deve essere chiaro a tutti”. Si tratta di un aborto provocato dai farmaci e non da un intervento chirurgico.
In pratica spiega il dott. Silvio Viale, dell’Ospedale Sant’Anna di Torino - la donna assume due farmaci: il mifepristone prepara il terreno e la prostaglandina, somministrata due giorni dopo, provoca l'espulsione del materiale abortivo entro poche ore”.

Quel “materiale abortivo” è un essere umano autonomo, è un figlio “under costruction”, e – aggiungo da sacerdote – è un figlio di Dio.
Il giurista Mauro Ronco osserva che Con riferimento al nascituro ci troviamo di fronte a una vita individuale, già determinata nella sua identità genetica e perciò nella sua unicità ed inconfondibilità, non più separabile, che nel processo della crescita e del dispiegamento di sé non solo si sviluppa in un essere umano, ma anche in quanto essere umano».

La Legge italiana sancisce la “tutela del concepito”, in quanto il diritto alla vita è uno dei «diritti inviolabili dell’uomo», di cui tratta l’art. 2 della Costituzione.  

Ciascun soggetto, sin dal momento del concepimento, diventa portatore, in via diretta, di interessi personali. Mentre la capacità giuridica si acquista solo con la nascita, il nascituro è considerato, già in quanto tale, soggetto giuridico titolare dei diritti personali fondamentali, primi tra i quali il diritto alla vita e alla salute”.

Il nascituro a 9 settimane.


La legge 194 del 22 maggio 1978, conosciuta come la legge sull'aborto, non poteva dimenticare questo. Infatti, all’art. 1, ricorda che lo Stato «riconosce il valore sociale della maternità» e «tutela la vita umana dal suo inizio». Tuttavia, poi, contraddice queste affermazioni all’art.4, dove dichiara consentito l’aborto procurato del feto fino al terzo mese di gravidanza (93 giorni), quando “la donna accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gestazione, il parto o la maternità possono mettere in serio pericolo la salute fisica o psichica della madre, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

A parte l’evidenza dell’imperativo “tu non uccidere”, è evidente anche che con queste giustificazioni dell’aborto - molto ampie e di difficile delimitazione - l’arbitrio diventa massimo, lasciato alla soggettività della donna, senza alcun altro intervento morale e legale di altra persona, nemmeno dell’altro genitore.

Fin qui ho cercato di riassumere e capire la innovazione legale portata alla legge 194 e alla pratica dell’aborto con la Circolare del 13 agosto 2020.

Una cosa di tale rilevanza sociale e gravità morale non ha suscitato molte discussioni. Del resto la Circolare è stata pubblicata in pieno ferragosto.
Non toccava al parlamento decidere un tale cambiamento di legge? E' bastato invece il parere positivo del Consiglio Superiore di Sanità per giustificare la decisione politica con una Circolare del Ministero della Sanità con disposizioni tanto innovative e gravi.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto che si tratta di "Un passo avanti importante nel pieno rispetto della 194, che è e resta una legge di civiltà". La tromba del progresso ha suonato, nuovamente. A morto.

Massimo Gandolfini – neurochirurgo e militante pro life - afferma che “assumere la Ru486 senza ricovero è un attentato alla vita e alla salute della donna, alla quale viene indicata una soluzione che banalizza l'aborto e che la lascia sempre più sola… questo, inoltre, significa facilitare e promuovere l'aborto fai da te e allontanare le ragazze che stanno vivendo una gravidanza difficile dai consultori e dai centri di aiuto alla vita”.

Alberto Gambino, presidente di Scienza & Vita e Prorettore dell'Università Europea di Roma, osserva che con questa disposizione "Si aggira il fatto che l'interruzione della gravidanza vada eseguita in condizioni di sicurezza per la donna, prevedendo la legge 194 il ricovero fino all'interruzione della gravidanza che nell'aborto chirurgico coincide con l'asportazione del feto, Consentire invece che la pillola Ru486 sia somministrata in ospedale e poi la donna possa uscirne ed espellere l'embrione-feto in privato e in totale solitudine, con rischi di gravi e fatali emorragie, è un modo per ridurre la portata della norma di garanzia per la donna". Ed è anche un modo per fare risparmiare molto alle casse dello Stato che, per la legge 194, deve garantire l’aborto assistito nelle strutture sanitarie.

Nel cercare di ordinare le idee per conoscere e comprendere la posta in gioco di questa innovazione in materia di aborto, provo una grande pena e tristezza.
Perché questa falsità e accanimento prepotente su vite nascenti innocenti?
E poi, un’amara constatazione: con l’“aborto a domicilio”, nascosto, si ritorna all'aborto di tipo 'clandestino' e con meno sicurezza per la donna, che sia femministe e sia sinistre avevano combattuto.

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