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Parrocchia Mater Dei
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Nella foto: L'arrivo dei Magi nel presepio vivente di Don Orione, Tortona - Piazza Malaspina, 6 gennaio 1931.

Alcune precisazioni sull'importante capitolo del Vangelo che riguarda la manifestazione (epifania) di Gesù ai Magi.

I MAGI: NE' TROPPO NE' TROPPO POCO

 

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 2,1-12)

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». [...]
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

Sui “misteriosi” personaggi che il 6 gennaio portano i doni a Gesù Bambino parla il Vangelo di Matteo. Sulla loro identità sappiamo solo che “vennero da oriente”. Non si dice invece che i magi erano tre, né che erano re, né tanto meno vengono detti i loro nomi.

I Magi chi erano?

È da respingere la tesi di chi nega l’esistenza dei magi di cui parla Matteo affermando che l’evangelista li ha inseriti nel suo racconto solo a scopo didattico per attestare cioè che la divinità di Gesù era stata riconosciuta da tutti i popoli fin dalla nascita.

La parola magi con cui Matteo li nomina era ben conosciuta nell’antichità. Non significava "maghi". Lo storico greco Erodoto, cinque secoli prima di Cristo, parla dei magi come una delle sei tribù dei Medi, un antico popolo iranico stanziato nell’odierno Iran, a sud del mar Caspio. Costituivano la casta sacerdotale ed erano perciò sacerdoti della religione mazdea (credevano nel Dio unico Ahura Mazda), il cui culto fu riformato nel VI secolo a.C. da Zarathustra. Coltivavano anche l’astronomia ed erano dediti all’interpretazione dei sogni, come attestano fonti storiche.
Lo storico Franco Cardini osserva che “Matteo, povero pubblicano, dei magi mazdei non doveva sapere un bel niente o quasi: com’è che con tanta sostanziale esattezza ha potuto parlare di loro che noi conosciamo soltanto dall’Avesta, giuntoci attraverso redazioni non anteriori comunque al III secolo d.C.?”.

In quanto astronomi è plausibile che il Magi del Vangelo si siano messi in viaggio seguendo una “stella”. Tra l’altro, nel loro credo si parla di un Messia o «Soccorritore», nato da una vergine e annunziato da una stella, destinato a salvare il mondo.

Attorno allo scarno e preciso racconto evangelico, la fantasia dei popoli e delle culture hanno elaborato altre “notizie”. Alcune di queste vengono dai Vangeli apocrifi, cioè non ispirati, che la Chiesa ha sempre tenuto a distanza, perché spesso sono stati usati per accreditare eresie, soprattutto quella monofisita, che attribuisce a Gesù la sola natura divina, e quella nestoriana, che affermava la totale separazione tra le due nature, umana e divina, del Cristo.
Come ricorda Cardini, la maggior parte delle nostre notizie sui magi extra-evangeliche deriva da due fonti: la translatio delle loro reliquie da Milano a Colonia, voluta da Federico Barbarossa nel 1164, e il testo della Legenda Aurea, testo composto tra il 1260 e il 1298 di Jacopo da Varazze.

I Magi non erano Re?

Probabilmente la tradizione popolare parla di loro come re perché si fece riferimento ad alcuni passi dell’Antico Testamento: “Cammineranno i popoli alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere” o in relazione ai doni "regali" come oro e incenso (Isaia 60,1-6). Nel Salmo 72,10 si elencano i re di Tarsis, di Sceba e di Seba, nell’atto di pagare tributi e offrire doni. E si conclude dicendo che “tutti i re gli si prostreranno dinanzi, tutte le nazioni lo serviranno”. Però questi accostamenti ai Magi del Vangelo sono arbitrari.

Perché sono presentati in tre?

Forse perché tre erano i continenti allora conosciuti, indicando così l’universalità; a rinforzare questa visione universalistica si cominciò a vederne uno "nero" per fargli rappresentare i popoli africani.
Più probabilmente si cominciò a ritenerli tre per il fatto che il Vangelo parla di tre doni: l'oro per la regalità di Cristo, l'incenso per la divinità e la mirra con riferimento alla morte di Gesù.

I nomi

Su questo proprio non c’è spiegazione. Baldassarre sembrerebbe avere un’origine babilonese-caldea; Gaspare iranica; Melchiorre una provenienza fenicia.

La stella

Forse è l’elemento più caratteristico e anche interessante. Il Vangelo parla chiaramente di “stella” che i Magi hanno visto e che li ha guidati a Gerusalemme e a Betlemme. La "stella" divenne “cometa” (corpo celeste del tutto differente dalle stelle) a partire dall’affresco di Giotto L’adorazione dei magi (Cappella degli Scrovegni a Padova) dove dipinse una cometa; Giotto aveva visto il passaggio della cometa di Halley nel 1301.

Gli studi più recenti, compreso il libro sull’infanzia di Gesù di Benedetto XVI, portano a ritenere che si sia trattato di fenomeni celesti realmente avvenuti tra il 7 e il 4 a.C. (che sarebbe l’epoca dell’effettiva nascita di Gesù) di straordinaria brillantezza, oggi documentati.

I magi da Gerusalemme a Costantinopoli, a Milano e a Colonia

Il viaggio dei magi non terminò con il ritorno al loro Paese “per un’altra strada”, come scrive Matteo. Proseguì anche dopo la loro morte, avvenuta, secondo una leggenda, a Gerusalemme, dove dopo la risurrezione di Gesù essi erano tornati per testimoniare la fede. Le loro spoglie sarebbero poi state ritrovate da sant’Elena, trasportate a Costantinopoli e in seguito donate a Eustorgio, vescovo di Milano dal 343 al 355 circa, che edificò in loro onore una basilica (Sant’Eustorgio, appunto).
Le reliquie rimasero là fino al 1164, quando Federico Barbarossa se le portò a Colonia, nel cui duomo sono tuttora custodite.

Negli anni Ottanta del secolo scorso le reliquie di Colonia sono state sottoposte a esami scientifici. Ne è risultato che i tessuti sono di tre stoffe distinte, due di damasco e una di taffettà di seta, tutte di provenienza orientale e databili tra il II e il IV secolo.

 

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