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Parrocchia Mater Dei
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Autore: Flavio Peloso

Il 15 agosto 1927, Don Orione dava inizio al ramo contemplativo delle Piccole Suore Missionarie della Carità.

LE SUORE SACRAMENTINE NON VEDENTI

Flavio Peloso

 

E’ noto che il Beato Padre Don Luigi Orione visse una devozione eucaristica particolarmente vibrante. La sua forte esperienza della Divina Provvidenza che permeava gli eventi della vita, si traduceva nella contemplazione della sua massima presenza nel mistero dell'Eucarestia, sintesi della storia della salvezza e sacramentum permanens . Fin dai primi anni di seminario, il chierico Orione, custode della Cattedrale di Tortona, passava lunghe ore della notte inginocchiato presso la finestrella della sua cameretta, che si affacciava sulla navata centrale, a fare amorosa compagnia a Gesù presente nel Tabernacolo. Quando già era anziano, fu trovato più volte addormentato sulla predella dell’altare, al mattino presto dai confratelli che si alzavano per primi.

Un’invenzione di Don Orione, anima eucaristica
“Far sempre con Gesù dolce soggiorno, consumar per Lui la vita mia!”, come Egli scrisse in una poesia giovanile, sarebbe stato l’anelito del cuore di Don Orione! Ma quando il Signore gli fece comprendere che la sua missione era ben altra, chiamato a consumarsi nella carità di una attività instancabile, meditò e inventò una grande sostituzione: le Sacramentine adoratrici. "Sì, Signore - egli pensò - farò quello che tu vuoi camminerò, non mi darò riposo, ma ai tuoi piedi porrò, in vece mia, uno stuolo di anime che di e notte, a guisa della lampada, consumino la loro vita per la tua gloria, per la santa Chiesa, per la Congregazione, per chi non ti ama, per i tanti fratelli immersi nelle tenebre perché privi di Te, vera luce del mondo”.
Fatto sorprendente, a questa missione di adorazione, Don Orione chiamò persone non vedenti, persone che il mondo misconosce, non comprende, tiene emarginate perché fisicamente minorate. Don Orione, che sapeva bene che «la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza» (2Cor 12, 9), sempre seppe valorizzare persone e categorie svantaggiate e deboli e, in questo caso, trasformò il limite della cecità in una meravigliosa e aurea condizione vocazionale. Per capire quanto questo non sia solo poesia – anche, certo – o slancio effimero, basta che vada a Tortona a incontrare le Suore Sacramentine adoratrici non vedenti, che quest’anno celebrano il 75° anniversario della loro fondazione, per vederle in preghiera o al lavoro e conversare un poco con loro. “Sono il nostro forno di carità” spiegava ai suoi confratelli e suore, “facchini della Divina Provvidenza” impegnati nella carità attiva verso i poveri.

I primi germogli
Don Orione fondò la congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità il 29 giugno 1915. Quasi subito cominciò ad accettare anche giovani non vedenti. Anche fra gli eremiti aveva accettato alcuni ciechi e uno di essi, cui pose nome Frate Ave Maria, cominciò proprio in quegli anni un mirabile cammino di santità; oggi e Venerabile. Una circostanza concreta portò Don Orione a rompere ogni indugio. Il Prof. Augusto Romagnoli, non vedente, allora direttore didattico all'ospizio "Regina Margherita" di Roma, che conosceva il dramma di parecchie sue ragazze, desiderose di consacrarsi al Signore ma respinte da tutte le congregazioni, incalzava Don Orione perché pensasse anche a loro.
Fu così che Iride Papini, di soli 20 anni, Pasqualina Trancassini e Anita Niri, provenienti proprio dall'ospizio "Regina Margherita", furono i primi tre germogli del futuro ramo delle Sacramentine. Per un disegno misterioso, tutte e tre morirono molto giovani con l'augurio che Don Orione desse principio alla famiglia delle Sacramentine e promettendo che, giunte in cielo, avrebbero forzato il cuore del buon Dio per ottenere questa grazia.

La fondazione: 15 agosto 1927
Finalmente, nel 1927 la grazia venne. Il 15 di Agosto, Don Orione, rompendo ogni indugio, coadiuvato dal canonico Arturo Perduca, allora direttore spirituale delle Suore, consacrava all'Adorazione di Gesù Sacramentato le prime quattro non vedenti, vestendole della loro candida divisa, con scapolare rosso, fregiato sul cuore da un'Ostia raggiante. Impose loro i nomi di Suor Maria Tarcisia dell'Incarnazione (alla quale affidò la direzione della nascente comunità dicendole: "Mi fido di voi"), Suor Maria Giuseppina dell'Assunzione della Madre di Dio, Suor Maria Chiara del Santissimo Sacramento e Suor Maria Annunziata della Santissima Trinità.
La festa di quell’umile inizio ha il sapore dei “fioretti”. “Ci parlò da padre, ci incoraggiò e consigliò da santo – ricordava Madre Tarcisia -. Poi diede a ciascuna un grappolo d’uva che avevano preparato per lui dicendo: “Non ho mai fatto questo con nessuno, ma con voi…”. Uscite dal parlatorio, ci hanno assalito le care sorelle missionarie, e prendendo per devozione un acino ciascuna, ci hanno lasciato in mano soltanto il raspo…”.
Iniziarono la loro vita comune con fervore, nella povertà estrema e tra molte difficoltà. Si trattava di organizzare la vita religiosa per persone non vedenti e senza altre esperienze cui riferirsi. Alcune Consorelle zelanti dissero a Don Orione se era il caso di mettere le grate per la clausura delle Sacramentine. Ma egli pronto rispose: “Ce l’hanno già. Lasciate che le vedano. La loro serenità è un continuo apostolato.”

Le Sacramentine nel mondo
Lo sviluppo di questa famiglia di consacrate è segnato dalle date e dai luoghi che indicano le tappe di una grazia che opera discreta ed efficace: a San Severino Marche (Macerata) nel 1942, in Argentina, nel 1952; a Estella, in Navarra (Spagna) nel 1969; a San Paolo (Brasile) nel 1972; a Meru (Kenya) nel 1980, a Santiago (Cile) nel 1983. A Elbasan (Albania), dal 1995 al 2001, hanno accompagnato gli sviluppi della presenza orionina in quella nazione. Infine, celebrando i 75 anni di storia, non si può tacere della “settima comunità”, come la chiamano le Sacramentine, la più numerosa, quella che sta adorando Gesù svelatamente nella beatitudine del Paradiso. La scuola severa ma stimolante della cecità e dell’ardore eucaristico ha forgiato una bella schiera di anime generose e sante. Tra tutte è ricordata, con fama di santità, Madre Maria Tarcisia dell’Incarnazione, la prima superiora.

Clemente Rebora, il grande letterato, poeta e sacerdote rosminiano, il 28 agosto 1941, andò a visitare le Sacramentine di Tortona. Richiesto di dire un pensiero, osservò: “Or non ci vogliono che i Santi, che gli uomini tutti di Dio, come Don Orione, portati a scegliere le cose che non sono, per confondere quelle che sono o credono di essere, per far intendere quale pregio e fecondità si racchiuda in questa sciagura come in ogni altra, se accettata e portata con grande fede, in Domino. Il grande sacrificio della cecità fisica è solo transitorio, ed è rivolto a un mondo guasto e che spesso non si vorrebbe vedere (e Dio voglia che il mondo non cominci da noi). Pregate perché diveniamo tutti ciechi al male e veggenti al Bene, alla Carità, alla Santità, alla Vita eterna e così possiamo condurre alla Pace, al Padre i fratelli in Cristo”.
Sappiamo che “la Chiesa è 'abbellita con la varietà dei doni dei suoi figli, come una sposa adornata per il suo sposo' (Ap 21,2) e viene arricchita di ogni mezzo per svolgere la sua missione nel mondo" (Vita consecrata 19). Davvero singolare è il dono delle Sacramentine adoratrici non vedenti.

 

 

 

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