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Parrocchia Mater Dei
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Autore: Flavio Peloso



La beata amicizia con Don Orione




La conoscenza e l’amicizia tra San Luigi Orione e San Gaetano Catanoso sbocciò quando quest’ultimo fu chiamato a succedere al canonico Salvatore De Lorenzo nella parrocchia della “Candelora” a Reggio Calabria.
Il canonico De Lorenzo aveva fatto testamento lasciando a don Orione la “Collina degli Angeli”; il Catanoso, succedutogli, non solo eseguì il testamento nell’aspetto legale, ma sostenne il suo compimento morale: farne un’opera di bene. Incoraggiò Don Orione in quella realizzazione che tutti noi oggi conosciamo e ammiriamo come Opera Antoniana delle Calabrie. Allora, il 13 giugno 1924, quando la si inaugurò, non era che un piccolo istituto baraccato ed una modesta cappellina in onore di sant’Antonio di Padova. Queste opere iniziarono amorevolmente seguite da don Catanoso, quasi fosse lui stesso un membro della Congregazione orionina.
Per questo suo generoso coinvolgimento, nell’agosto del 1925, il canonico fu invitato al corso di esercizi spirituali destinato ai direttori della Piccola Opera e coronati da una memorabile udienza pontificia. Don Catanoso tornò a Reggio entusiasta di quel corso di esercizi. Lo aveva impressionato, inoltre, la grande benevolenza di Pio XI verso don Orione e la devozione di questi nei confronti del Pontefice: il Santo Padre gli aveva consegnato una medaglia del Pontificato e don Orione l’aveva ricevuta ‘prostrato per terra fino quasi a toccare il pavimento’, ricordava il Canonico, che non poté che accrescere la stima e la venerazione per l’amico.

Dal canto suo, don Orione contraccambiava con non minor stima la generosità e l’intraprendenza del canonico: ‘Una ne fa e cento ne pensa - diceva di lui - ma a trovarne uno come lui, c’è tanto da girare anche nell’Italia del Nord’.
L’aiuto fra i due sacerdoti fu reciproco e continuato, fatto di stima e affetto spirituale prima ancora che di collaborazione pratica. Il beato Catanoso indirizzò molte vocazioni religiose alla Piccola Opera della Divina Provvidenza di don Orione e questi, da parte sua, incoraggiò e sostenne il canonico, impegnato in quegli anni nell’organizzazione e formazione delle Suore Veroniche.

Il canonico Catanoso aveva piena fiducia in Don Orione e teneva in grande conto il suo consiglio. Un episodio, un po’ curioso, ce ne dà un segno.

La questione era: Padre Pio da Pietrelcina “Nel 1922, ero stato a S. Giovanni Rotondo, da Padre Pio, insieme al Can. Don Giovanni Calabrò, parroco di Condera. Avevo bisogno di qualche consiglio. Padre Pio portava i guanti che coprivano la palma delle mani; non ricordo quando a P. Pio venne proibito di celebrare in pubblico. I commenti furono tanti e diversi ed allora ebbi un pensiero: che pensa D. Orione di Padre Pio? Dopo qualche anno mi sono visto con Don Orione. Eravamo a S. Prospero in molti, di dopo pranzo, nella sala della direzione. Io in un angolo guardavo Don Orione che passeggiava lungo il corridoio. Ritornò allora nella mia mente il pensiero di saper che cosa pensasse D. Orione di P. Pio, pensiero non manifestato ad alcuno. In questo frattempo Don Orione affretta il passo, e quando mi è vicino, toglie dalla tasca un grande zucchetto monacale, me lo calca sulla testa, e mi dice sotto voce: “È di P. Pio”. Se lo rimette subito in tasca, e torna a passeggiare come prima. Si sono accorti gli altri? Non lo so, io rimasi confuso, direi stordito, ma felice” (Don Orione e Padre Pio da Pietrelcina, Jaca Book, p.124). A buon intenditor (di santità) poche parole.

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