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Parrocchia Mater Dei.
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Autore: Flavio Peloso
Pubblicato in: Don Orione oggi, Editoriale di novembre 2018.

Riflessioni su un comportamento poco educativo.

GLI INCENTIVI.

QUEL CHE CONTA È IL RISULTATO. ANCHE NELL’EDUCAZIONE?

 

Penso ai tanti bambini e adolescenti che frequentano la mia Parrocchia. Solitamente mi faccio trovare presente e parlo con i genitori che portano i figli al catechismo. Soprattutto le mamme sono al massimo della vitalità, sempre di corsa, al centro di un crocevia di attività e di persone che le stressa ed insieme le esalta. Mogli, mamme, lavoro, casa a cui pensare, gli orari di tutti da far quadrare, e naturalmente i parenti, le amiche e le relazioni da coltivare. Anche qualche papà non è da meno. Quando vengono in parrocchia c’è solo il tempo per un saluto, per una battuta o un commento. L’argomento principale – vanto e preoccupazione di tutti – è l’educazione dei figli.

“Io da mio figlio ottengo tutto quello che voglio… so sempre da che lato prenderlo”, dice una mamma facendo capire che sa dare gli incentivi giusti al figlio per ottenere i risultati desiderati.

“Mio figlio fa tutto quello che gli dico… se no scattano le sanzioni”, interviene un papà assicurando l’efficacia del suo metodo.

Sono due atteggiamenti educativi tipici. In un caso e nell’altro, l’obiettivo è unico: che i figli si comportino bene, studino, trattino gli altri secondo un modello di buona educazione.

 

Il meccanismo degli incentivi.

Castighi, incentivi, premi fanno parte dell’arte di educare. Ognuno, poco o tanto, li usa tutti. Vorrei richiamare l’attenzione soprattutto sul ricorso agli incentivi che oggi sembrano far parte di un atteggiamento educativo più moderno, rispettoso, efficace, evitando comandi, divieti, sanzioni.

Il sistema degli incentivi – e non solo per i bambini - è quasi un dogma della cultura economica entro cui tutti siamo immersi. Può essere descritto così: poiché il comportamento degli esseri umani è mosso unicamente dall'interesse proprio (self-interest), l'unico modo per assicurare un ordine familiare, sociale, o anche scolastico, aziendale, associativo…, che sia libero ed efficace, è quello di intervenire sui soggetti con gli incentivi. In altri termini, se si vuole che un individuo faccia qualcosa, non c'è via migliore che quella di offrirgli l'incentivo adeguato al suo interesse, sia esso materiale o in denaro o di altro tipo.

Per individuare gli incentivi adatti si ricorre ai test psicologici e alle ricerche psico-sociologiche sui bambini come sui giovani e su ogni categoria di persone. Gli incentivi per scopi economici e politici sono i più palesi e sperimentati, ma si ricorre anche per scopi educativi e persino religiosi. “È sempre meglio l’incentivo che la coercizione della volontà altrui”, si dice.

C’è ancora una terza modalità di educare al bene: è la persuasione, cioè l'intervento lento, rispettoso ed efficace sulle motivazioni del soggetto. Tutti ne sono convinti, ma pochi la attuano perché spinti dalla fretta di ottenere il risultato o dall’euforia di poter comprare tutto, anche la volontà del figlio.

 

Effetti deleteri degli incentivi.

L’incentivo è una scorciatoia educativa. Il ricorso agli incentivi segnala sempre che non vi sono buone ragioni o buona volontà per fare ciò che è bene fare. E allora la volontà deve essere "comprata". Infatti, l'incentivo è una forma di scambio economico. Ad esempio, se un dipendente viene "pagato" (con incentivi) per essere onesto sul lavoro, lui e gli altri non attribuiranno più al comportamento onesto un valore morale: gli incentivi sostituiscono le motivazioni interiori delle persone. Non “lo faccio perché è giusto, è buono, è bello”, ma “lo faccio se c’è un guadagno, un tornaconto”. Con il sistema degli incentivi può crescere il risultato, ma certo non cresce l’uomo.

Si pensi a quel che accade quando un genitore promette al figlio: “Se studi e superi l’esame ti regalo il motorino”. L'effetto diretto sarà positivo: per ottenere il motorino, il figlio studierà di più. Ma c'è anche un effetto negativo: quel papà promette il motorino, perché, in fondo, dubita delle sue capacità o teme che non ce la faccia. E questo lo pensa anche il figlio: mio papà non ha molta fiducia nelle mie capacità e teme che io non ce la faccia. Questo lo porterà a perdere stima di sé. Analogo messaggio educativo è dato quando si offre al figlio una "paghetta" per indurlo a svolgere certi lavoretti domestici. È evidente che il ragazzo, addestrato in famiglia alla logica degli incentivi, tenderà a pretendere un prezzo sempre più alto, senza per questo educarsi alla responsabilità e alla collaborazione.

Valore ben diverso da quello dell'incentivo, che si presenta quasi come un contratto stabilito prima, ha il premio, che viene dato dopo, che favorisce il riconoscimento del proprio valore, la fiducia in sé e l’autostima.

 

La ricetta educativa di Don Orione.

Lo strumento degli incentivi, a lungo andare, genera esiti deleteri. Genera l’homo economicus che è il prototipo antropologico che domina nella società moderna. L’homo economicus ha il profitto come idolo, lo scambio vantaggioso come logica, il cinismo come sentimento.

Come difendersi dalla mentalità economica che intacca anche l’educazione? Quale strategia educativa?

Non trovo di meglio che proporre quella che Don Orione definì la migliore “ricetta per le mamme ansiose che i loro figli crescano bene”. Eccola.

Qualunque sia il fanciullo che volete rendere buono e virtuoso: fate il bene davanti a lui, fate del bene a lui stesso, fate fare del bene a lui. Siate perseveranti, o madri; tenete il vostro figlio a questo regime, tenetelo pazientemente e costantemente in quest'atmosfera di bene da vedere, di bene da ricevere, di bene da fare: egli non resisterà, e diventerà quale lo vorrete” (Bollettino, 24.12.1899).

Dunque, non educatori commercianti: ti pago se fai. Nemmeno educatori filantropi: lo faccio per te. Ma educatori padri/madri (in relazione): lo faccio con te.

 

L’unico interesse è l’inter-esse, la relazione.

A ben pensare, però, anche nel dono gratuito c’è un interesse: sì, è l’“inter-esse”, che dal latino significa propriamente “essere in mezzo”, in relazione. Proprio perché nel dono di sé non c’è il contratto si manifesta l’interesse verso la persona. Questo genera legami di fiducia e di reciprocità, in famiglia come nella società.

Il grande filosofo della storia, Giovanni Battista Vico, scrisse che “il declino di una società inizia nel momento in cui gli uomini non trovano più dentro di sé la motivazione per legare il proprio destino a quello degli altri”, quando cioè viene a scomparire l’inter-esse.

L’educazione (e-ducere, tirar fuori da sé, sviluppare) è possibile solo nella dinamica “di bene da vedere, di bene da ricevere, di bene da fare”. Con il sistema degli incentivi o delle punizioni (hanno la stessa logica economica) è possibile tutt’al più la formazione (costringere in una forma), fin tanto che durano gli incentivi o le punizioni.

Pur pervasi dalla mentalità economica che modella anche la relazione educativa, dobbiamo resistere alla tentazione di imboccare le scorciatoie punitive e incentive che non fanno crescere né gli educandi né gli educatori. Seguiamo la via sicura del bene testimoniato, insegnato e sperimentato. Guardiamo le piante: è la disseminazione che consente loro di riprodursi e di perpetuarsi. Dobbiamo seminare ad ampie mani e gettare semi di bene e di futuro, con la fiducia che germineranno. “Nell'andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni” (Salmo 126, 6).

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