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Parrocchia Mater Dei
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Nella foto: Polittico del Vivarini (sec . XV).

Da Gerusalemme il percorso di Gesù verso il Calvario viene ripresentato e rivissuto dal popolo cristiano in tutto il mondo.

La Via Dolorosa è una strada di Gerusalemme che corrisponde al percorso lungo il quale Gesù, portando la croce, fu condotto al luogo della sua crocifissione.

Il pio esercizio della Via Crucis consiste nel considerare con spirito di contrizione e compassione l'ultima e più dolorosa parte dei patimenti del Signore, accompagnandolo spiritualmente nel cammino che ha percorso, caricato della croce, dal pretorio di Pilato fino al Calvario, e sul Calvario da quando fu inchiodato sul patibolo fino alla sua deposizione nel sepolcro.

Il luoghi

A Gerusalemme, la Via dolorosa parte dalla Chiesa della Flagellazione, vicino al lato settentrionale della Spianata delle moschee (l'antico Tempio di Gerusalemme) e al luogo in cui sorgeva anticamente la Torre Antonia [angolo nordovest del tempio], dove Gesù fu giudicato e condannato a morte da Ponzio Pilato; costeggia le mura a nord e con un percorso, per la gran parte in salita, di poco meno di un chilometro in direzione ovest raggiunge la Chiesa del Santo Sepolcro, che ingloba il Calvario e il sepolcro di Gesù.

La Via Dolorosa è una strada di Gerusalemme che corrisponde al percorso lungo il quale Gesù, portando la croce, fu condotto al luogo della sua crocifissione.

Il pio esercizio della Via Crucis consiste nel considerare con spirito di contrizione e compassione l'ultima e più dolorosa parte dei patimenti del Signore, accompagnandolo spiritualmente nel cammino che ha percorso, caricato della croce, dal pretorio di Pilato fino al Calvario, e sul Calvario da quando fu inchiodato sul patibolo fino alla sua deposizione nel sepolcro.

 

Il luoghi

A Gerusalemme, la Via dolorosa parte dalla Chiesa della Flagellazione, vicino al lato settentrionale della Spianata delle moschee (l'antico Tempio di Gerusalemme) e al luogo in cui sorgeva anticamente la Torre Antonia [angolo nordovest del tempio], dove Gesù fu giudicato e condannato a morte da Ponzio Pilato; costeggia le mura a nord e con un percorso, per la gran parte in salita, di poco meno di un chilometro in direzione ovest raggiunge la Chiesa del Santo Sepolcro, che ingloba il Calvario e il sepolcro di Gesù.

La Via Dolorosa si trova oggi interamente all'interno delle mura della città vecchia di Gerusalemme; al tempo di Gesù, invece, la cinta muraria seguiva un percorso più meridionale, e il Golgota era fuori della città; le esecuzioni capitali si svolgevano all'esterno dei luoghi abitati.

Lungo il percorso si trovano numerose cappelle che corrispondono alle tradizionali stazioni della Via Crucis.

Oggi è praticamente impossibile sapere se questo itinerario coincide esattamente con il tragitto percorso da Gesù, perché il tracciato delle vie risale in linea generale alla ricostruzione romana di Gerusalemme realizzata ai tempi di Adriano, nel 135, cioè circa 100 anni dopo gli eventi di Gesù. Comunque, la Via Dolorosa è la Via Crucis per eccellenza, quella che hanno percorso i cristiani per secoli.

 

La storia

La pratica della Via Crucis si fonda sulla venerazione per i Luoghi Santi, dove non c'era bisogno di immaginarsi gli scenari della passione, che si potevano vedere e percorrere fisicamente. Nel De transitu Mariae, un apocrifo siriaco del V secolo, si racconta che la Madonna camminava ogni giorno per i luoghi dove Suo Figlio aveva sofferto e sparso il suo sangue (Cfr. Dictionnaire de spiritualité, II, col. 2577). Attraverso San Girolamo, è arrivata fino a noi la testimonianza del pellegrinaggio in Palestina che fece la nobile Santa Paola tra gli anni 385 e 386: a Gerusalemme, "visitava tutti i luoghi con tanto fervore e impegno che, se non avesse avuto fretta per vedere gli altri, non la si sarebbe staccata dai primi. Prostrata davanti alla Croce, adorava il Signore come se lo vedesse carico di essa. Entrò nel sepolcro e baciava la pietra che l'angelo aveva rimosso. Per la sua fede, accarezzava con la bocca il posto stesso in cui il Signore giacque, come un assetato che ha trovato le acque desiderate. Di quante lacrime ha sparso lì, di quanti gemiti di dolore ha dato, è testimone tutta Gerusalemme, ne è testimone il Signore stesso che lei pregava" (San Gerolamo, Epitaphium sanctae Paulae, 9).

Grazie alla pellegrina Egeria, che andò in Terrasanta alla fine del IV secolo, conosciamo anche diversi particolari di alcune cerimonie liturgiche che si tenevano a Gerusalemme nella stessa epoca. Molte di esse consistevano nella lettura dei racconti evangelici collegati a ciascun luogo, la preghiera di qualche salmo e il canto di inni. Inoltre, descrivendo le funzioni sacre del Giovedì e del Venerdì Santo, Egeria narra che i fedeli andavano in processione dal Monte degli Ulivi fino al Calvario: "si va verso la città a piedi, con inni, e si arriva alla porta nell'ora in cui comincia a distinguersi un uomo da un altro; poi, all'interno della città, sono presenti tutti, nessuno escluso, grandi e piccini, ricchi e poveri; nessuno tralascia di partecipare, specialmente quel giorno, nella vigilia fino all'aurora.

In questo modo si accompagna il vescovo dal Getsemani fino alla porta, e da lì, attraversando tutta la città, fino alla Croce" (Itinerarium Egeriae, XXXVI, 3 [CCL 175, 80]).

 

L’esercizio della Via Crucis

La strada per la quale Gesù era passato attraverso le vie di Gerusalemme si andò precisando poco a poco, mentre si determinavano anche le stazioni, cioè i posti in cui i fedeli si fermavano per contemplare ciascuno degli episodi della Passione. I crociati – nell'XI e XII secolo – e i francescani – dal XIV secolo in poi – contribuirono in gran parte a fissare queste tradizioni. Così nella Città Santa, durante il XVI secolo, si seguiva già lo stesso itinerario che si percorre attualmente, noto come Via Dolorosa, con la suddivisione in 14 stazioni.

A partire da allora, fuori di Gerusalemme si estese la consuetudine di ergere Vie Crucis perché i fedeli considerassero queste scene, a imitazione dei pellegrini che andavano personalmente in Terrasanta: questa consuetudine si diffuse prima in Spagna – grazie al beato Álvaro de Córdoba, domenicano –, e da lì passò in Sardegna e più tardi al resto d'Europa.

Tra i promotori di questa devozione, San Leonardo di Porto Maurizio occupa un posto importante: dal 1731 al 1751, nel corso di alcune missioni in Italia, eresse più di 570 Vie Crucis; e fu il predicatore della cerimonia quando Benedetto XIV fece collocare la Via Crucis del Colosseo, il 27 dicembre del 1750. I Papi hanno incoraggiato questo pio esercizio.


Le 14 stazioni

Quanto alle 14 stazioni, la maggior parte sono tratte direttamente dal Vangelo, e altre ci sono arrivate per la pia tradizione del popolo cristiano:

1. Gesù è condannato a morte da Pilato;
2. Gesù riceve la Croce;
3. Gesù cade per la prima volta;
4. Gesù incontra Sua Madre;
5. Simone il Cireneo aiuta Gesù a portare la Croce;
6. Veronica asciuga il volto di Gesù;
7. Gesù cade per la seconda volta;
8. Gesù incontra le donne di Gerusalemme;
9. Gesù cade per la terza volta;
10. Gesù è spogliato dei suoi vestiti;
11. Gesù è inchiodato alla Croce;
12. Gesù muore sulla Croce;
13. Gesù viene deposto dalla Croce;
14. Gesù viene sepolto.

Al termine della Via Crucis, la devozione cristiana contempla GESÙ RISORGE DALLA MORTE. E' giusto che la preghiera cristiana nella contemplazione della passione non si fermi alla morte, ma guardi oltre, alla risurrezione. La tendenza è però quella di limitarsi ad annunciare la risurrezione con qualche riflessione o preghiera finale, in maniera che la Via Crucis rimanga una meditazione della passione.

 

San Luigi Orione parla della Via Crucis.

Don Orione vedeva il pio esercizio della Via Crucis un simbolo della sequela di Gesù che, come tale, riguarda tutta la vita del cristiano, chiamato a “seguire Cristo e Cristo crocifisso”: “Chi vuol venire dietro a me, dimentichi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

E osservava cheMolta gente è disposta a seguire Gesù fino alla moltiplicazione dei pani, o sul Monte Tabor o anche fino al Cenacolo, ma pochi lo amano e lo seguono fino alla croce e crocifissi con lui. Cristo si ama e si serve in croce e crocifissi con lui o non lo si ama e si segue affatto”.

Il 9 febbraio 1932, Don Orione invitò a partecipare alla Via Crucis nel Santuario della Madonna della Guardia di Tortona: “Fratelli, venite e vedete se v’è dolore simile al dolore e alla morte di Gesù in Croce: venite, e sentite tutta la divina grandezza del suo amore e della sua misericordia per noi!”.

Egli raccomandava: “Fate la via Crucis, fatela con spirito di vera pietà e di penitenza, la farete tutti i Venerdì per penetrarvi il cuore e le ossa dello spirito di penitenza, cercando di sentire il grande amore da cui era infiammato il Cuore di Nostro Signore quando faceva la via dolorosa della Croce.
Si sa che quando morì erano le ore tre del dopo pranzo, cioè l’ora nona e fu crocifisso all’ora sesta, che era il mezzogiorno. Pensiamo al grande amore con cui Gesù compie la nostra Redenzione, pensiamo ai suoi dolori, alle sue pene, alla sua agonia e morte di Croce ed infiammiamoci di amor di Dio.

Santa Teresa diceva che non c’è legno più adatto ad accendere il cuore del santo amore che il legno della Santa Croce. Facciamo bene la Via crucis, cerchiamo di penetrare bene i misteri della passione di Gesù, diamo a Lui tutta la nostra vita. Ha tanto sofferto… ed è morto per noi!”.  

Don Flavio Peloso

 

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