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Parrocchia Mater Dei
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Un'artita rappresentazione della Pietà ad opera di Michelangelo Buonarroti.

Quando il 28 giugno 2017 ho portato la nostra storica statua della “Madonna della Divina Provvidenza” per un intervento conservativo presso i laboratori di restauro del Vaticano, il professore Ambrogio Piazzoni, Vice Prefetto della Biblioteca Vaticana, mi ha accompagnato in una visita agli ambienti della Biblioteca. Mi ha introdotto anche nel suo ufficio e qui un particolare ha attirato la mia attenzione spirituale.

Sulla parete, dietro la sua scrivania, è collocata una formella di marmo che raffigura una “Pietà”, un Cristo deposto dalla croce.
“È opera di Michelangelo Buonarroti”, ha subito aggiunto.
Mi ha creato una grande emozione fin il primo sguardo; sono stato colpito dalla disposizione delle figure: Maria appare in posizione di parto, con il corpo e la testa piegati all’indietro e verso l’alto, le gambe molto divaricate (posizione inusuale e sconveniente in una immagine sacra) e, in mezzo ad esse, la figura del Cristo che poggia su uno scalino più basso e la cui testa viene a corrispondere con la zona vaginale.
Due angeli, ai lati, sostengono il Cristo morto per le braccia, all’altezza del gomito.
“È il secondo parto di Maria”, ho subito commentato, “il primo fisico, a Betlemme, e il secondo mistico, sul presso la Croce, con la morte e resurrezione di Gesù”.

Il ruolo di “madre” di Maria ha comportato l’intima unione, fisica e spirituale, con il figlio suo Gesù. «Questa unione della Madre col Figlio nell'opera della redenzione – leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica n.964 - si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui». Essa viene particolarmente manifestata nell'ora della sua passione. «La beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce... e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata”.

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