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Parrocchia Mater Dei
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Autore: Flavio Peloso



“Provvidenza” è un concetto in crisi nella cultura moderna. La parola “Provvidenza” evoca immediatamente la felicità, la pace, la sicurezza: qualcuno provvede a tutto nella nostra vita, e noi possiamo affidarci a lui in tutto. Questo «Qualcuno» - annunzia la dottrina cristiana - è Dio onnipotente, creatore del cielo e della terra, salvatore degli uomini. Di più: è un «Padre» che ama i suoi figli, con saggezza ma anche con tenerezza.

Jacques Rivière ha perfettamente riassunto le obiezioni familiari a molti nel nostro tempo: Come può credere il cristiano che Dio si occupi di lui e delle sue piccole cose? Come può credersi conosciuto da Dio? E capace di commuoverlo? D'incitarlo a cambiare in suo favore il corso naturale degli eventi? Come può farsi un'idea così bassa della divinità? Non è questa una concezione primitiva e rudimentale, e dunque da superare, di Dio? Non è abbassare Dio al livello degli dèi pagani? Non è fare di lui una sorta di Giove un po' perfezionato, che si mescola ai nostri interessi e che si occupa di curarli? Ciò non ripugna all'idea, propria di un uomo del tutto ragionevole, di un essere infinitamente grande, infinitamente potente, infinitamente perfetto?
Rivière stesso risponde con altrettanti interrogativi. E come può il deista rappresentarsi un Dio che non conosca la sua creatura? Quale idea ben più grossolana e superficiale dell'altra! A quale concezione giunge? Si dice che è incompatibile con la maestà di Dio che Egli si occupi di esseri così piccoli come noi. Ma non è molto più incompatibile con questa maestà il fatto che non se ne occupi? (Cfr. J.M. Nicolas, Provvidenza. La tenerezza di Dio, 1999)

Anche all'interno del cristianesimo contemporaneo, spesso per una preoccupazione di maggior purezza del sentimento religioso, si rifiuta l'idea di interventi divini particolari negli eventi di un mondo creato fin dall'inizio con delle leggi generali, che sarebbero sufficienti a spiegare tutto ciò che accade. Si insiste magari sulla “trascendenza” di Dio e si rifiuta ogni interpretazione degli avvenimenti detta «provvidenzialista». Magari, con dubbia pertinenza, si afferma che la religione deve essere «in spirito e in verità» e non occuparsi degli interessi terreni. Tutto questo ambito è stato lasciato all'uomo e alla sua responsabilità, dunque egli deve lavorare per essere lui stesso la sua Provvidenza.
Come si vede la problematica è molto seria e aperta.

Gesù, nel Vangelo, rivela dio come "Padre", cioè in relazione con i suoi figli. Gesù chiede un abbandono filiale alla Provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: "Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?. . . Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta" (Mt 6,31-33)

D’altra parte, «Divina Provvidenza» è concetto ed esperienza fondamentale nella vita di Don Orione e della sua Piccola Opera della “Divina Provvidenza”. Quando il 15 ottobre 1893 apriva in San Bernardino di Tortona un collegetto lo intitolò Piccola Casa della Divina Provvidenza e, sul libro mastro, scrisse “Divina Provvidenza” tanto sulla colonna delle “entrate” che in quella delle “uscite”. In occasione del Giubileo sacerdotale del suo vescovo mons. Igino Bandi, il 25 settembre 1895, Don Orione presenta i suoi figlioli spirituali già con il nome che diventerà loro proprio, Figli della Divina Provvidenza. La Madonna della sua congregazione la chiamerà Madonna della Divina Provvidenza. La nuova Famiglia religiosa, fu sognata e battezzata , fin dall'inizio, come Opera della Divina Provvidenza e così intitolò il primo bollettino della Congregazione. Poi, come suggerì anche a Pio X nel 1910, volle che la denominazione definitiva fosse "Piccola Opera della Divina Provvidenza".

Il tema della Divina Provvidenza ha una trattazione ampia e illuminante nel Catechismo della Chiesa Cattolica.

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