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15 maggio: "Tanti cuori attorno al Papa"

16 maggio: Messa di canonizzazione

17 maggio: Messa di ringraziamento

Si veda anche: La cerimonia del 16 maggio" /> Parrocchia Mater Dei
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15 maggio: "Tanti cuori attorno al Papa"

16 maggio: Messa di canonizzazione

17 maggio: Messa di ringraziamento

Si veda anche: La cerimonia del 16 maggio

EVENTI E DOCUMENTI
DELLA CANONIZZAZIONE DI SAN LUIGI ORIONE

 

 

 

“TANTI CUORI ATTORNO AL PAPA, CUORE DELLA CHIESA”

“Festa del Papa”
Aula Paolo VI, 15 maggio 2004


Una “Festa del Papa” eccezionale. Perché presente il Papa. Perché celebrata a Roma. Perché presenti orionini provenienti da tutto il mondo. Questa è stata la manifestazione-spettacolo organizzata il 15 maggio, nell’Aula Paolo VI, alla vigilia della canonizzazione di Don Orione.Ha avuto per titolo “Tanti cuori attorno al Papa, cuore della Chiesa” e davvero tanti sono stati i “cuori” che in quella sera hanno palpitato: i 12 mila presenti nell’Aula (tra cui 1.000 disabili), quelli che in Piazza San Pietro seguivano l’evento sui maxischermi, i milioni di telespettatori che hanno seguito in diretta nazionale e internazionale la manifestazione.
Un lungo, interminabile applauso ha salutato l’arrivo del Santo Padre entrato nell’Aula Paolo VI verso le ore 18,20. Foulards colorati (“Solo la carità salverà il mondo”), striscioni e bandiere dei Paesi di quattro Continenti in cui è presente la Piccola Opera hanno sventolato festosamente. Canti, applausi e cori spontanei esprimevano la gioia irrefrenabile. Il Papa, accompagnato dagli arcivescovi James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, e Stanislaw Dziwisz, fedele segretario e prefetto aggiunto, si è fermato ad assistere ad una parte dello spettacolo.
Ad accogliere il Papa erano il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato, ed i Superiori della famiglia orionina. Don Roberto Simionato, a nome di tutta la Famiglia orionina, ha rivolto parole di saluto e di ossequio al Santo Padre.



SALUTO DEL SUPERIORE GENERALE
DON ROBERTO SIMIONATO


Santità, quella che Lei vede qui raccolta, in questa vigilia della solenne canonizzazione, è la famiglia spirituale di Don Luigi Orione, che Ella stesso ha proclamato beato, il 26 ottobre del 1980. Mi faccio, in questo momento, portavoce di tutti e di ciascuno: dei Figli della Divina Provvidenza – sacerdoti, fratelli ed eremiti - delle Piccole Suore Missionarie della Carità – di vita attiva, contemplativa e Sacramentine adoratrici non vedenti – qui guidate dalla Madre generale Madre Maria Ortensia, dell’Istituto Secolare Orionino, presente con la Responsabile generale Concetta Giallongo, del Movimento Laicale Orionino comprendente numerose associazioni e gruppi in tutto il mondo, e dei tanti amici, benefattori e devoti di Don Orione convenuti a Roma per la canonizzazione. A nome di tutti rivolgo alla Santità Vostra il più affettuoso e filiale saluto.

Padre Santo, da antica tradizione voluta da Don Orione stesso, ogni anno in tutte le Case orionine, si celebra la “Festa del Papa” ed è una grande gioia poterla celebrare quest’anno con la presenza di Vostra Santità. Alla “Festa del Papa” Don Orione volle dare il tono di una festa di famiglia, coinvolgendo più gente possibile: si raccontano fatti di vita, si fanno canti, si prega, si offre qualcosa di bello, si ravviva l’amore al Papa e alla Chiesa. Questo è il senso della festa di questa sera. Batte in noi un cuore di figli verso il “Santo Padre” al quale esprimiamo i sentimenti di affetto, di devozione e di riconoscenza.
Simbolicamente, si realizza in questa sera lo scopo della vita di Don Orione e dell’opera della Famiglia orionina che il Fondatore esprimeva con queste parole: “Noi dobbiamo far palpitare migliaia e milioni di cuori attorno al cuore del Papa, e specialmente portare a Lui i piccoli, le classi umili, i poveri operai, e i relitti della vita”.
Santità, per questa ragione siamo qui questa sera, per questa ragione continueremo il nostro impegno nel mondo incoraggiati e aiutati dall’intercessione del Beato Luigi Orione.
Le chiediamo di affidare la nostra Piccola Opera della Divina Provvidenza, diventata ormai un popolo formato da gente di ogni continente, a Maria, affinché rimanga e prosperi sotto il suo manto, a bene della Chiesa e di tante Anime.
Don Orione stesso Le parlerà ora a nome nostro con quel tipico empito di fede.


Terminate le parole di Don Simionato, dopo qualche fruscio, dagli altoparlanti, è risuonata, nitida, la voce di Don Orione stesso, un messaggio inviato dall’Argentina nel 1936. Emozione grande.


LA VOCE DI DON ORIONE

Il Nostro Dio è un Dio appassionato di amore, Dio ci ama più che un padre ami il suo figlio, Cristo Dio non ha esitato a sacrificarsi per amore dell’umanità.
Nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio.
Chi dà al povero dà a Dio e avrà dalla mano di Dio la ricompensa.
Oh ci mandi la Provvidenza gli uomini della carità! Come un giorno dalle pietre Dio ha suscitato i figli di Abramo, e così susciti la legione e un esercito, l’esercito della carità, che colmi di amore i solchi della terra, pieni di egoismo, e di odio, e calmi finalmente l’affannata umanità. «Già troppo odiammo, amiamo», ha cantato pure il Carducci.
Siamo apostoli di carità, soggioghiamo le nostre passioni, rallegriamoci del bene altrui come di bene nostro; in cielo sarà appunto così come ce lo esprime anche Dante con la sua sublime poesia.
Siamo apostoli di carità, di amore puro, di amore alto, universale; facciamo regnare la carità con la mitezza del cuore, col compatirci, coll’aiutarci vicendevolmente, col darci la mano e camminare insieme Seminiamo a larga mano sui nostri passi, opere di bontà di amore, asciughiamo le lacrime di chi piange.
Sentiamo, o fratelli, il grido angoscioso di tanti altri nostri fratelli, che soffrano e anelano a Cristo; andiamo loro in contro da buoni Samaritani, serviamo la verità, la Chiesa, la Patria, nella carità.
Fare del bene a tutti, fare del bene sempre, del male a nessuno.

Subito dopo, ha preso la parola Giovanni Paolo II.


DISCORSO DEL SANTO PADRE

1. Con grande gioia questa sera vi incontro, carissimi Fratelli e Sorelle, che rappresentate l’intera famiglia del Beato Luigi Orione.
Saluto i Signori Cardinali, i Vescovi, le autorità e quanti hanno voluto presenziare a questa festa. Un particolare pensiero rivolgo al Direttore Generale dell’Istituto, don Roberto Simionato, che ha voluto farsi interprete dei sentimenti di ognuno di voi.
Saluto poi le varie componenti della Famiglia orionina: Figli della Divina provvidenza, Piccole Suore Missionarie della Carità, laici consacrati e associati nel Movimento Laicale Orionino, devoti e pellegrini provenienti dall’Europa, dall’Africa, dall’Asia e dalle Americhe.
Un saluto speciale ai giovani e ai numerosi disabili presenti, che mi offrono l’occasione di abbracciare idealmente tutti gli ospiti delle vostre case, che don Orione considerava suoi “tesori” e “perle” preziose. Un grato saluto va anche alla Rai, che offre a tanti italiani sparsi nel mondo la possibilità di unirsi a questa manifestazione.

2. Graditissima sorpresa è stata ascoltare poc’anzi la voce di don Orione. Quanti cuori ha consolato quella voce, quante persone ha consigliato! A tutti ha indicato la via del bene. Umile e ardimentoso, in tutta la sua vita fu sempre pronto e chino sui bisogni dei poveri, tanto da onorarsi dell’epiteto di “facchino della Divina Provvidenza”.
La sua testimonianza resta attualissima. Il mondo troppo spesso dominato dall’indifferenza e dalla violenza ha bisogno di chi, come lui, “colmi di amore i solchi della terra, pieni di egoismo e di odio” (Scritti, 62,99). Occorrono buoni Samaritani pronti a rispondere al “grido angoscioso di tanti nostri fratelli che soffrono e anelano a Cristo” (ivi, 80,170).

3. Cari Fratelli e Sorelle, don Orione intuì con chiarezza che la prima opera di giustizia è dare Cristo ai popoli perché “ è la carità che tutti edifica, tutti unifica in Cristo e nella sua Chiesa” (ivi, 61,153).
Sta qui il segreto della santità, ma anche della pace che ardentemente auspichiamo per le famiglie, per i popoli. Interceda don Orione, in particolare, per la pace in Terra Santa, in Iraq e nelle altre regioni del globo, sconvolte da guerre e conflitti sanguinosi.
Ci rivolgiamo ora alla Madonna, di cui il vostro Fondatore fu sempre devotissimo, perché continui a proteggere la Piccola Opera della Divina provvidenza, chiamata ad annunciare e testimoniare il Vangelo agli uomini del terzo millennio.
. A tutti la mia Benedizione.

Le emozioni non erano finite. Il Papa del «Totus tuus» ha affidato la grande Famiglia orionina alla protezione della Vergine, rievocando la profonda devozione mariana di Don Orione. Nella lettura della solenne preghiera di consacrazione, alla voce del Papa si sono aggiunte quelle di Don Roberto Simionato, direttore Generale dei Figli della Divina Provvidenza; di Suor Maria Ortensia Turati, superiora delle Piccole Suore Missionarie della Carità; e di Concetta Giallongo, responsabile dell’Istituto Secolare Orionino.


ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA MADONNA

1. Maria, Madre di Cristo e della Chiesa,
mentre contempliamo accanto a Te nella gloria
Luigi Orione, padre dei poveri
e benefattore dell’umanità dolorante e abbandonata,
Ti consacriamo la Piccola Opera della Divina Provvidenza,
che è opera tua fin dall’inizio.
Ai tuoi piccoli figli e figlie dona, o Madre,
quell’inesauribile capacità di amare
che scaturisce dal Cuore squarciato del Crocifisso.
Dona loro fame e sete di carità apostolica
sull’esempio del Fondatore, che sospirava: Anime, anime!

2. Ricordati, Vergine Santa,
dell’umile Famiglia religiosa che,
dopo intensa e prolungata preghiera
davanti alla tua Immagine venerata,
don Orione regalò alla Chiesa.
Tu hai voluto avvalerti della Piccola Opera,
chiamandone i figli e le figlie all’altissimo privilegio
di servire Cristo nei poveri.
Li hai voluti animati da carità ardente
e fiduciosi nella tua Divina Provvidenza.
Mai si estingua in loro il sacro fuoco
dell’amore a Dio e al prossimo.

3. Dona loro amore devoto per il Successore di Pietro,
obbedienza solerte verso i Vescovi,
generosa disponibilità nel servizio alla comunità cristiana.
Rendili sensibili alle necessità del prossimo,
attenti e premurosi verso i fratelli più poveri e abbandonati,
verso i reietti e quanti sono considerati
come rifiuti della società.
Fa’ che le figlie e i figli di don Orione,
sorretti da un amore senza limiti per Cristo,
sappiano accogliere con misericordia inesauribile
ogni forma di umana miseria,
manifestando amore e compatimento per tutti.

4. Dona, o Maria, alla Famiglia orionina
un cuore grande e magnanimo, che sappia
arrivare a tutti i dolori e asciugare tutte le lacrime.
Spargi copiose le tue grazie su quanti
con fiducia a Te ricorrono in ogni necessità.
Che la vita della Piccola Opera della Divina Provvidenza
sia consacrata a dare Cristo al popolo
e il popolo a Cristo.

5 – Maria, luminosa Stella del mattino
posta da Dio sull’orizzonte dell’umanità,
stendi benigna il tuo manto su noi,
pellegrini nelle strade del tempo
tra molteplici rischi ed insidie,
e intervieni in nostro soccorso
adesso e nell’ora della nostra morte.
Amen!


Dopo la Benedizione del Santo Padre, l’incontro si è trasformato in festa gioiosa e filiale, quando, intonato da tre chierici polacchi, è partito il canto di augurio per il compleanno del Papa, poi proseguito in altre lingue. Al termine, Giovanni Paolo II si è intrattenuto con i presenti, in particolare con un gruppo di bambini in abiti tradizionali di vari popoli, con gli ammalati ed i disabili, che Don Orione considerava i suoi tesori più preziosi.
All’incontro, trasmesso in diretta televisiva in tutto il mondo da «Rai International» e CTV, hanno partecipato quattro Cardinali – Angelo Sodano, George M. Cottier, Claudio Hummes e Giovanni Canestri. – ed oltre venti tra Arcivescovi e Vescovi. Molte anche le autorità civili, tra le quali: la signora Franca Ciampi, consorte del Presidente della Repubblica Italiana, il senatore Giulio Andreotti; il Vice-presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Virginio Rognoni; il Presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra, e della Provincia di Alessandria Fabrizio Palenzona; i sindaci di Tortona, Giuseppe Bonavoglia, e di Pontecurone, Claudio Scaglia.

 

 

2.
LA MESSA DI CANONIZZAZIONE

Piazza San Pietro, 16 maggio 2004

In una domenica solare di maggio Giovanni Paolo II ha canonizzato sei straordinarie figure. Luigi Orione (1872-1940), presbitero, Fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza e della Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della carità; Annibale Maria Di Francia (1851-1927), presbitero, Fondatore delle Congregazioni dei Padri Rogazionisti del Cuore di Gesù e delle Suore Figlire del Divino Zelo; Josep Manyanet y Vives (1833-1901), presbitero, Fondatore delle Congregazioni dei Figli della Sacra Famiglia Gesù Maria e Giuseppe e delle Missionarie Figlie della Sacra famiglia di Nazareth; Nimatullah Kassab al-Hardini (1808-1858), presbitero dell’Ordine libanese maronita; Paola Elisabetta Cerioli (1816-1865), religiosa, Fondatrice dell’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia e della Congregazione della Sacra famiglia di Bergamo; Gianna Beretta Molla (1922-1962), madre di famiglia.
Prima dell’inizio della Celebrazione le preghiere, i canti e le letture hanno preparato spiritualmente l’assemblea: le parole e i profili biografici dei nuovi santi sono risuonati in tutto il loro travolgente e semplice ardore.
Riportiamo la presentazione di Don Orione letta da Suor Maria Chiara Pilota, PSMC, e da Angelo D’Acunto, presidente degli Ex Allievi di Don Orione.


NOTA DI PRESENTAZIONE
DELLA SPIRITUALITA’ DI DON ORIONE


La fiducia nella Divina Provvidenza è la chiave di lettura della vita personale, comunitaria e apostolica di Don Orione. Egli fu un modello di abbandono e di fede nella Provvidenza, sia come atteggiamento interiore che nell’apostolato della carità. La sua vita, docile all’azione provvidente di Dio e sacrificata nell’attiva donazione di sé, emanava il fascino del soprannaturale. Denominò la sua fondazione "Piccola Opera della Divina Provvidenza".

“L’opera della Divina Provvidenza consiste nell’Instaurare omnia in Christo” e per questo egli scelse il motto paolino “Instaurare omnia in Christo” (Ef 1, 10) come “programma della nostra Congregazione”. La sua spiritualità ebbe un orientamento cristocentrico, espresso misticamente nella devozione al Crocifisso, all’Eucarestia e al Sacro Cuore, e apostolicamente vissuto come “divina follia e olocausto di mente, di cuore e di azione per le Anime”, “per dare Cristo al popolo e il popolo alla Chiesa di Cristo”.

Cristo “cuore del mondo” vive e pulsa nella Chiesa, suo “corpo mistico”, il cui centro di comunione è il Papa: "Nostro Signore Gesù Cristo designò propriamente nel Beato Pietro chi doveva farsi servo dei servi di Dio, e su lui fondò la sua Chiesa, e a lui commise l'unità del governo visibile che avvicinasse sempre più gli uomini a Dio”. Don Orione pose, pertanto, quale fine speciale della sua Congregazione il “trarre e unire con un vincolo dolcissimo e strettissimo di tutta la mente e del cuore i figli del popolo e le classi lavoratrici alla Sede Apostolica, nella quale, secondo le parole del Crisologo, il Beato Pietro vive, presiede e dona la verità della fede a chi la domanda (ad Eut. 2). E ciò mediante l'apostolato della carità fra i piccoli e i poveri”.

La nota più visibile del carisma di Don Orione è senza dubbio la “carità divina, alta, universale che fa del bene a tutti, del bene sempre, del male mai a nessuno”. Fu la sua scelta pratica perché – spiegava - “la causa di Cristo e della Chiesa non si serve che con una grande carità di vita e di opere”; “la carità apre gli occhi alla fede e riscalda i cuori d'amore verso Dio. Opere di carità ci vogliono: esse sono l'apologia migliore della fede cattolica”. Per questo, nella sua visione carismatica l’ “instaurare omnia in Christo” si estende storicamente e sacramentalmente nell’ “instaurare omnia in Ecclesia” mediante il dinamismo dell’ “instaurare omnia in charitate”.

Fedeli a questa singolare spiritualità, i Figli della Divina Provvidenza, sacerdoti, fratelli, eremiti, emettono nella loro professione religiosa anche un quarto voto di «speciale fedeltà al Papa», mentre le Piccole Suore Missionarie della Carità di vita attiva, contemplative e sacramentine non vedenti adoratrici, aggiungono un quarto voto di «carità». Anche i laici, oggi riuniti nel Movimento Laicale Orionino - furono dal Fondatore formati ad essere "apostoli di carità. Tutto il Vangelo è qui: vedere e sentire Cristo nell'uomo. Serviamo la Verità, la Chiesa nella Carità”.

Nella filiale devozione a Maria, Madre della Divina Provvidenza, infine, Don Orione visse e comunicò in forma semplice e popolare la sintesi esistenziale del suo carisma: “A Gesù, al Santo Padre e alle Anime per la Madonna”. “La Madonna chiama la nostra Congregazione ad essere una Congregazione mariana, che vive di amore a Dio, alla Chiesa e ai Poveri, ma attraverso e tutto con l’amore alla Madonna”.

La Santa Messa è iniziata alle ore 10. In Piazza San Pietro, erano presenti i Cardinali Angelo Sodano, Segretario di Stato; Roger Etchegaray; Alfonso Lopez Trujillo; Giovanni Battista Re; Ignace Moussa I Daoud; Jozef Tomko; Paul Poupard; Eduardo Martinez Somalo; Edmund Casimir Szoka; Camillo Ruini; Agnelo Geraldo Majella; Dario Castrillon Hoyos; Agostino Cacciavillan; Sergio Sebastiani; Crescenzio Sepe; Jorge Maria Mejia; Walter Kasper; Jean-Louis Tauran; Julián Herranz; Attilio Nicora. Inoltre sono intervenuti numerosissimi Arcivescovi, vescovi e Prelati della Curia Romana e di altre diocesi.
Tra i con celebranti erano presenti per San Luigi Orione Don Roberto Simionato, Superiore Generale, e i quattro vescovi orionini: Mons. Aloísio Hilário de Pinho, Vescovo di Jataí (Brasile), S.E. Mons. Miguel Mykycej, Vescovo degli Ucraini (Argentina), S.E. Mons. Andrea Gemma, Vescovo di Isernia e Venafro (Italia), S.E. Mons. Adolfo Armando Uriona, Vescovo di Añatuya (Argentina); inoltre i cardinali Giovanni Canestri e Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo, e S.E. Mons. Martino Canessa, Vescovo di Tortona.
Il servizio liturgico è stato curato dai numerosi ministranti legati ai nuovi Santi. Per la Piccola Opera della Divina Provvidenza c’erano il Diacono rumeno Danut Damian Ciobanu e i chierici Alessandro Lembo (Italia), Hane Youno (Iraq), Samson Dogbo Appia (Costa d’Avorio), Leszek Kromka (Polonia), George Gomes Amarante (Brasile).
Di grande intensità è stato il Rito della canonizzazione. Il cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, si è recato dinanzi al Santo Padre, al centro del sagrato, e ha domandato di procedere alla canonizzazione dei sei beati. Quindi è stata data lettura di una breve biografia di ciascuno di loro. Il Cardinale era accompagnato dai sei Postulatori; tra di essi, per San Luigi Orione, Don Flavio Peloso.
Dopo il canto delle Litanie dei Santi, il Papa ha pronunciato la solenne Formula di canonizzazione.



FORMULA DELLA CANONIZZAZIONE

«Ad onore della Santissima Trinità, per l’esaltazione della fede cattolica e l’incremento della vita cristiana, con l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dopo aver lungamente riflettuto, invocato più volte l’aiuto divino e ascoltato il parere di molti Nostri Fratelli nell’Episcopato, dichiariamo e Santi i Beati Luigi Orione, Annibale Maria Di Francia, Josep Manyanet y Vives, Nimatullah Al-Hardini, Paola Elisabetta Cerioli e Gianna Berretta Molla e li iscriviamo nell’albo dei Santi e stabiliamo che in tutta la Chiesa essi siano devotamente onorati tra i Santi. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Un lungo applauso si è levato dall’immensa assemblea dei presenti. Gli occhi di tutti erano fissi sui sei arazzi posti sulla facciata della Basilica Vaticana. Quello di Don Orione presentava il volto del “santo della carità” in primo piano, con quei suoi occhi profondi e luminosi che fissavano tutti e ciascuno in Piazza e guardano lontano, lontano.
Sono state quindi collocate accanto all’altare le reliquie dei nuovi santi. Le reliquie di san Luigi sono state portate da Madre Ortensia Turati, da Fra Sereno Lopez Garcia e da Bianca Imperati. Il Rito di canonizzazione si è concluso con le parole di ringraziamento del card. José Saraiva Martins e con l’abbraccio di pace che il Papa ha scambiato con il Porporato e con i Postulatori.
Dopo la proclamazione del Vangelo (Giovanni 14, 23-29), il Santo Padre ha tenuto l’omelia.



OMELIA DEL SANTO PADRE

1. «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). Nel tempo pasquale ascoltiamo spesso questa promessa di Gesù ai suoi discepoli. La pace vera è frutto della vittoria di Cristo sul potere del male, del peccato e della morte. Quanti lo seguono fedelmente diventano testimoni e costruttori della sua pace.
In questa luce mi piace contemplare i sei nuovi Santi, che la Chiesa addita oggi all’universale venerazione: Luigi Orione, Annibale Maria Di Francia, Josep Manyanet y Vives, Nimatullah Kassab Al-Hardini, Paola Elisabetta Cerioli, Gianna Beretta Molla.
2. «Uomini che hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo» (At 15,26). Queste parole degli Atti degli Apostoli ben possono applicarsi a san Luigi Orione, uomo totalmente donato alla causa di Cristo e del suo Regno. Sofferenze fisiche e morali, fatiche, difficoltà, incomprensioni e ostacoli di ogni tipo hanno segnato il suo ministero apostolico. «Cristo, la Chiesa, le anime – egli diceva – si amano e si servono in croce e crocifissi o non si amano e non si servono affatto» (Scritti, 68,81).
Il cuore di questo stratega della carità fu «senza confini perché dilatato dalla carità di Cristo» (ivi, 102,32). La passione per Cristo fu l’anima della sua vita ardimentosa, la spinta interiore di un altruismo senza riserve, la sorgente sempre fresca di una indistruttibile speranza.
Quest’umile figlio di un selciatore proclama che «solo la carità salverà il mondo» (ivi, 62,13) e a tutti ripete che «la perfetta letizia non può essere che nella perfetta dedizione di sé a Dio e agli uomini, a tutti gli uomini» (ivi).
(…)

Durante la processione offertoriale, oltre al Pane e al Vino per il Sacrificio eucaristico sono stati presentati al Santo Padre i doni delle sei Postulazioni. La Postulazione orionina ha donato un calice e una patena in argento dorato, portato da Concetta Giallongo; un quadro ad intarsio realizzato in India, presentato dal coreano Padre Bernardo Seo Young Tae; un tabernacolo dell’artigianato della Costa d’Avorio, offerto da un laico orionino di Bonoua; una tovaglia ad uncinetto e una composizione floreale a perline lavorate dalle Suore Sacramentine non vedenti di Tortona, recato al Santo Padre da Suor Maria Nives accompagnata da Suor Maria Gemma. Infine è stata messa a disposizione per la “carità del Papa” una somma di denaro.
La cerimonia è poi proseguita nella cornice solenne di Piazza San Pietro che si è andata gremendo fino a oltre 100.000 persone. Alla comunione, hanno ricevuto il Santissimo Sacramento dalle mani del Santo Padre Isaura Penacca, figlia del miracolato per intercessione di Don Orione, Ennio Moneghini, presidente del MLO dell’Italia del Nord, Victor Manuel Alvarez, un disabile proveniente da Posada de Llanes (Spagna), e dalla signora Franca Arena Saitta.
Al termine della Concelebrazione, Giovanni Paolo II ha guidato la preghiera del «Regina Caeli» al termine della quale ha impartito la Benedizione Apostolica. L’imponente canto «Christus vincit» ha gioiosamente concluso la Santa Messa in un tripudio di fede e di entusiasmo.
Davvero impressionante la «geografia della fede» espressa dagli striscioni, dai cartelli e dalle bandiere dei 32 Stati in cui il nome di Don Orione è benedetto per la presenza dei suoi figli e figlie spirituali. Si calcola che i devoti di San Luigi Orione in Piazza San Pietro siano stati almeno 30.000. Su foulards, cappellini e striscioni un solo messaggio: “Solo la carità salverà il mondo”.

 

 

 

 

3.
LA MESSA DI RINGRAZIAMENTO

Basilica di Santa Maria Maggiore, 17 maggio 2004

Le celebrazioni romane della canonizzazione di San Luigi Orione si sono concluse con la Messa di ringraziamento a Santa Maria Maggiore, il lunedì 17 maggio. Alle ore 11, la Basilica accoglieva la numerosa e gioiosa assemblea degli Orionini provenienti da tutto il mondo. Tra due ali di gente si è snodata la lunga processione d’entrata dei sacerdoti concelebranti. Ha presieduto il card. José Saraiva Martins, assistito da tre Vescovi e il Superiore generale, Don Roberto Simionato. Grande commozione al momento dell’ingresso e dell’intronizzazione del quadro di San Luigi Orione, preceduto dalle 32 bandiere delle nazioni in cui è presente la Piccola Opera della Divina Provvidenza e portato dai due Superiori generali. Riportiamo l’omelia del card. Saraiva Martins.


OMELIA DEL CARD. JOSE' SARAIVA MARTINS

1. “Magnificat anima mea Dominum” (Lc 1,39). È il cantico di lode che Don Orione intona qui con noi, con le stesse parole ispirate della Sua e nostra "Santa Madonna", in questa celebrazione eucaristica di ringraziamento dopo la Canonizzazione, nella stupenda cornice della Basilica di Santa Maggiore, la più importante tra le chiese dedicate a Maria.
Il mio pensiero, per un attimo, va oltre questa Basilica romana e raggiunge un'altra Basilica-Santuario, dedicata alla "Madonna della Guardia" in Tortona. Là sono custodite le spoglie mortali di San Luigi Orione. È quello "il luogo mariano" principale della Congregazione orionina, ideato da Don Orione e promesso alla Madonna con voto insieme ai fedeli della città, accanto alla prima Casa della Congregazione. Visitando quel Santuario, cinque anni or sono, ho meglio compreso quanto ha scritto il Padre Fondatore ai suoi figli della Piccola Opera della Divina Provvidenza: "Maria è la nostra celeste Madre e Fondatrice".
Don Orione era solito attribuire alla Vergine Maria tutto il bene che riusciva a compiere, così che solo a Lei salisse l’onore. “E’ la Madonna che fa tutto” scriveva. E per spingere anche gli altri ad avere fiducia nella “onnipotenza supplice” della sua intercessione, aggiungeva: “Bisogna impossessarsi bene della Madonna, e poi del Signore se ne fa quel che si vuole” ” (Scritti 9, 4). E invocava Maria: “Tu sei la Madre delle madri nostre; tu onnipotente per grazia sul cuore di Dio, prega per noi peccatori” (Nel nome della Divina Provvidenza, 103). A conferma del materno intervento della Vergine in tutte le vicende della sua vita, amava ripetere con San Leonardo da Porto Maurizio: “Leggete sulla mia fronte, leggete nel mio cuore, leggete nell’anima mia; non vedrete cosa che non porti scritto: Grazie ricevute da Maria?” (Scritti 56, 213).
"La devozione a Maria - insegna Don Orione - non è semplicemente un ornamento della nostra santissima religione, né un fiore qualunque, un soccorso, come tanti altri, di cui possiamo servirci o no, come ci piace: ma è una parte integrante. Iddio non volle venire a noi che per mezzo di Maria e non possiamo andare a Dio che per mezzo di Maria " (DOLM, 888).

2. La Chiesa Cattolica riconosce e proclama i beati e i santi attraverso una ricerca basata su una procedura minuziosa e saggia, consolidata e rinnovata nel tempo. Dall'esame della vita di Don Orione è emersa, chiaramente, l'eroicità delle sue virtù cristiane e la profondità del solco spirituale, da lui tracciato nella vita della Chiesa. Anch’io, personalmente, sono venuto a conoscerlo sempre più e ne sono rimasto non solo ammirato, ma vorrei dire conquistato. Santi così, innalzati dalla Grazia di Dio a sublimi esperienze mistiche e apostoliche e determinanti nelle vicende sociali ed ecclesiali del tempo, appaiono raramente all'orizzonte della Chiesa. È bello pensare che Don Orione dalla Basilica Vaticana di San Pietro, dove ieri è stato solennemente proclamato Santo, ci abbia convocati qui, nella grande Basilica di Santa Maria Maggiore, anche per rivelarci alcuni segreti del suo cammino di vita "sulla strada di Dio".

Gli domandiamo idealmente: "Santo, perché?”.
La risposta di Don Orione è ancora mariana "Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà del suo servo". Ecco un segreto: Dio sceglie Luigi Orione perché umile e povero. Di quella povertà profonda dell'anima che lascia tutto lo spazio a Dio, di quell’umiltà dei piccoli che si lasciano guidare come i bambini e non si pongono mai in primo piano.
“La prima grazia che il Signore mi ha fatto – riconobbe Don Orione – è quella di essere nato povero”. A rimanere povero, poi, ci ha pensato lui, con scelte austere e generose, sempre contento di imitare Gesù sulla paglia di Betlemme, Gesù povero, casto e obbediente che "non ha dove posare il capo" (Lc 9,57), Gesù sulla croce. Ha voluto conformarsi a Gesù “sposando la povertà”, cioè facendo vita comune con i poveri, riconoscendo che “nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio”. A Don Orione chiediamo ancora: "Santo per quali cose, per quali realizzazioni?”. Anche la seconda risposta è mariana: "Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente".

"Dove stanno le cose grandi" di Don Orione?
Risponde dalla sua tanto amata Argentina nel 1937: "Nel nome della Divina Provvidenza, ho aperto le braccia e il cuore a sani e ad ammalati, di ogni età, di ogni religione, di ogni nazionalità. Sostenuto dalla grazia del Signore e dalla bontà materna della Chiesa, ho evangelizzato i piccoli, gli umili, il popolo, ho procurato di evangelizzare i poveri, di confortarli con la Fede e con lo spirito di cristiana carità. Confesso che avrei dovuto fare molto e molto di più…" (Nel nome della Divina Provvidenza, 115).
“Deo gratias!”: rendiamo grazie al Signore nostro Dio, perché quel "molto di più" San Luigi Orione lo sta realizzando dal Cielo e con la sua bella Congregazione qui in terra, con le migliaia di Figli e Figlie, eredi del suo stile di carità. Rendiamo grazie al Signore perché, come ricorda il salmista, "Dio è mirabile nei suoi santi" (Sal 67,36). Veramente Egli opera "grandi cose" nei suoi servi umili e fedeli, sempre.

3. Quale sarà la definizione che meglio riassume l’originalità del nuovo santo e del messaggio da lui trasmesso?
Lui stesso scrisse di sé quasi una epigrafe: “Luigi Orione, tutta cosa della Chiesa e del Papa”. E’ quanto di più semplice e vero poteva dire di se stesso. La Chiesa e il Papa, cuore della Chiesa, furono in cima ai suoi pensieri, ai suoi affetti, ai suoi progetti di bene. Tutto, tutto per “portare i piccoli, i poveri, il popolo alla Chiesa e al Papa per instaurare omnia in Cristo”.
Per raggiungere questo scopo egli adottò “la strategia della carità”. Visse eroicamente la carità nell’intimità crocifissa per Dio e in tutte le 14 espressioni delle opere di misericordia corporale e spirituale. Il suo dinamismo, che lo rese infaticabile e geniale artefice di tante relazioni e di tante opere, fu mosso dalla “charitas”, cioè dallo zelo per la “gloria di Dio” e il “bene delle anime”. Egli si interessò di persone e di molti problemi vitali, sociali e religiosi, sempre in vista del bene delle Anime, con una carità che egli avvertiva come “passione”, “martirio”, “musica soavissima”.
Il santo tortonese offre alla Chiesa del III millennio, impegnata nel cammino di fedeltà evangelica e di evangelizzazione, un messaggio antico e sempre nuovo: niente come la carità aiuta noi e chi avviciniamo a incontrare Dio. “La carità apre gli occhi della fede”, spesso egli affermava: “Le opere della carità sono la migliore apologia della fede cattolica”. Ciò è profondamente vero: sono le opere della carità che fanno sperimentare la Provvidenza di Dio (“Ubi charitas, Deus ibi est”) e rendono viva la Chiesa (“Da questo vi riconosceranno”).
Confortati dall’esempio di Don Orione e sostenuti dalla sua intercessione, noi pellegrini, in questa valle di benedizione e di lacrime, siamo confermati e incoraggiati nell’impegno civile e religioso a vivere la strategia della carità, perché come gli piaceva ripetere “solo la carità salverà il mondo”.

4. «Te Deum laudamus, te Dominum confitemur».
Oggi, con profonda gioia e riconoscenza, lodiamo il Signore per la canonizzazione di San Luigi Orione.
Esulta la Chiesa universale, onorata da questo suo figlio illustre. Gioisce la Famiglia orionina che lo venera Santo e ne continua il mandato, nella convinzione di essere alla scuola di un Santo.
Si rallegra, in modo unico e straordinario, l'immensa schiera di coloro che hanno incontrato in Don Orione, "l'apostolo della carità", e quanti, ieri e oggi, beneficiano del suo insegnamento e delle sue opere di carità.
Benedicono Dio soprattutto i poveri ai quali fu annunciata la buona novella della carità e ai quali appartiene il regno dei Cieli.
Salga anche dai nostri cuori, da questa santa Basilica, uniti a Maria Santissima, il canto di esultanza e la promessa di camminare sui passi di Don Orione. “Ave Maria e avanti!”.

 

 

 

 

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